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Un libro con l’anima

di Francesca Cristina Cappennani

Caro lettore,
raramente occupo questo spazio per parlare in prima persona, preferendo giocare dietro le quinte, protetta dall’anonimato, solo illusorio, dei testi descrittivi dei “miei” libri.

Non ho mai speso molte parole sui volumi di cui seguo la pubblicazione che non fossero quelle contenute nel libro stesso – le uniche veramente importanti – o quelle degli apparati di rito, necessari alla normale attività di promozione del libro.

Questa volta contravvengo alle abitudini per un libro davvero speciale e al quale tengo particolarmente.

Comincio dall’inizio, da quando il manoscritto “telematico” è finito sul desktop del mio computer. Inviato da un mittente non qualunque. Magari lo fosse stato, “qualunque” dico: avrei riservato un’accoglienza migliore alla proposta editoriale. Invece era il capo del mio capo che, tramite il mio capo, me lo indirizzava. Per la verità in modo molto neutrale, semplicemente chiedendo di dargli un’occhiata, valutare e, semmai, indirizzare il candidato autore verso altri lidi.

Non nego, per un attimo ho pensato di essere immersa in una storia di ordinaria amministrazione: sapete, i pregiudizi sono duri a morire. Temevo di trovarmi per la prima volta a sciogliere uno dei rebus più frequenti della vita d’ufficio: nel caso non avessi trovato il manoscritto adeguato alla pubblicazione, avrei fatto meglio a tacere e accondiscendere, o a sostenere la mia posizione anche nel caso fosse stata contraria a quella dei miei superiori?

La realtà è che anche questa volta non sono arrivata a confrontarmi con la soluzione del rebus, non ce ne è stato bisogno.

Mi portai a casa il manoscritto un venerdì pomeriggio, con il proposito di dargli una lettura almeno parziale nel fine settimana: quanto meno gli avrei dedicato un livello di concentrazione altrimenti difficilmente raggiungibile nell’orario d’ufficio, quando il telefono suona più spesso di quanto desidererei e i soliti imprevisti impegnano la giornata.

Una volta iniziata la lettura non riuscii più a interromperla. Le parole del diario – sì, un diario – mi trascinavano, mi obbligavano a continuare. Così lo lessi tutto d’un fiato, nonostante le quasi seicento pagine.

Il libro in questione è “420 grammi”, sottotitolo “Storia di una nascita difficile: diario di un padre, pensieri di una madre”, da qualche giorno in libreria. Non vi racconto di cosa parla il libro, l’ho già fatto nella pagina dedicata di questo sito.

Ciò che vorrei ribadire invece è perché questo libro è speciale:

  1. perché non c’è una briciola di fiction in questo diario: niente di inventato, ricostruito, risistemato, cucinato per rendere la lettura più accattivante. L’unico intervento richiesto agli autori rispetto all’originale, scritto proprio mentre i fatti avvenivano, è stato di tagliare o condensare le parti ridondanti, quelle in cui non accadeva, apparentemente, nulla, in cui le condizioni di Federico, il bimbo protagonista di questa storia, erano stabili, i giorni delle attese “luuuunghe”, troppo “luuuuunghe”, interminabili. E anche in questo caso i tagli sono stati fatti con moderazione, perché non volevamo che il lettore perdesse del tutto la percezione del tempo che scorreva lento, delle attese che sembravano un preludio di eternità.
  2. perché non è un libro ideologico, un libro che vuole sostenere una parte demonizzando quella avversa, essere strumentalizzato. Tanto meno vuole proporre i genitori come modelli da seguire, nonostante l’orgoglio, che dalle righe traspare, di essere riusciti a non perdere la ragione e un sano buon senso, a reagire, tutti insieme – Federico compreso, Federico in primis – a un contesto come quello che si sono trovati a vivere.
  3. perché la loro storia, che hanno vissuto a lungo il più possibile in solitudine – lontano dalla curiosità morbosa di chi vuol sapere senza esserne partecipe, ma lontano anche dai parenti e da molti amici –  viene rivelata integralmente con la pubblicazione di questo diario con un solo desiderio: che sia d’aiuto ai genitori di “bimbi nati all’inizio di una salita”. E con un solo scopo: che il ricavato degli autori derivato dalla vendita di questo libro vada a sostegno della ricerca e del progresso medico.

Un noto romanziere ha scritto che “ogni libro ha un’anima”. Io non credo che sia così per tutti i libri, ma questo senz’altro ce l’ha. Non solo, questo libro ha un’anima e anche ali.

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Il Fattore Famiglia

di Bertold Ulsamer

Riconoscere gli ordini del successo, svelando gli irretimenti familiari che impediscono l'autorealizzazione e una buona riuscita in ambito lavorativo


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Uscire dalla paura Nuova Edizione

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Krishnananda e Amana, in questa nuova edizione del libro interamente aggiornata e ampliata, mostrano come rimarginere le ferite del nostro bambino interiore, che alimentano paure, ansie e senso di inadeguatezza, per ritrovare la gioia di vivere.


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Insieme si diventa grandi

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Crescere i bambini è un processo che coinvolge in prima persona l??educatore: insieme si diventa grandi, affrontando gli innumerevoli e inevitabili momenti critici, e condividendo la gioia e i meriti dei successi raggiunti.