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Riconoscere ciò che è

la forza rivelatrice delle costellazioni familiari

di Bert Hellinger

Prezzo: 13,00 EUR

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Prefazione

Prefazione

Bert Hellinger mi ha confuso la mente e toccato l'anima. Mi ha resa insicura, indignata e curiosa. Fin dal primo impatto molti dei suoi pensieri mi sembravano anche troppo familiari:
“La maternità è qualcosa di grande” – oh Dio!
“Onora il padre e la madre” – che cattolico!
“Non combattere i genitori, ma prendili così come sono” – dopo tutto quello che mi hanno fatto passare!
“La donna deve seguire l'uomo!” Ed uno così tu lo consideri bravo?
Sì. Il suo lavoro terapeutico mi ha veramente affascinata. Per tre giorni l'ho osservato lavorare con i malati davanti ad un pubblico di 400 persone. All'inizio è come uno spettacolo teatrale: avvincente, toccante, proprio tratto dalla vita vera. Gli spettatori che in un primo tempo non sono coinvolti diventano, senza accorgersene, i partecipanti di un dramma chiamato “la propria famiglia”. A un tratto si sente la propria storia farsi avanti e avvenimenti che prima sembravano secondari diventano improvvisamente importanti: “Ah sì, esiste anche questa sorellastra!” Ed ecco che scorrono le lacrime perché una donna s'inchina davanti a sua madre. Oh cielo! Ma cos'è questo? la sera ci si accorge di essere esausti – Dio solo sa perché, eppure, non ero che uno spettatore!
Cos'è che fa in modo che certe parole pie nel lavoro terapeutico diventino improvvisamente così significative? Umiltà nei confronti dei genitori, chiedere la “benedizione” del padre? Cosa c'è di vero nell'affermare che scusarsi è “impudente” e perdonare “arrogante”?
Cos'è che guida il pensiero di quest'uomo dietro al suo operare terapeutico? E com'è che riesce ad individuare con tanta sicurezza i punti ciechi del pensiero razionalistico, tipico dei nostri tempi? Come fa a prendere in considerazione: l'amore nell'incesto (questo mi fa proprio indignare!), l'inevitabilità della colpa nel contesto nazista (la gente avrebbe pur dovuto sapere cosa stava succedendo e combattere!), l'indignazione come energia violenta, il rispetto del maschile nonostante tutta l'emancipazione (ma da dove può provenire, visto il disprezzo maschile nei confronti del femminile!), la colpa dei genitori adottivi nei confronti del loro figlio adottivo (ma l'adozione è una grande opera sociale!), il legame alla famiglia come fonte di libertà (ma ci si deve pur emancipare dai genitori!), la riconciliazione con il destino (prendo io in mano il mio destino!)?
Quante domande sono sorte in me tutte in una volta! Quello che mi ha affascinato di più del lavoro di Bert Hellinger, è che il suo modo di operare è così toccante. Vederlo dal vivo, sprofondare nella lettura dei suoi libri o parlare con lui per ore, mi faceva sentire poi stranamente in pace, rilassata, e pacatamente ottimista nei miei confronti e nei confronti del mondo in generale. Da cosa dipende questo? Forse dal fatto che qui c'è qualcuno instancabilmente alla ricerca dell'amore quale fonte d'irretimento, sofferenza e malattia. Per questo il linguaggio di Hellinger sembra avere qualcosa d'antico.
Quando parla di umiltà, bontà o grazia, della benedizione del padre, della vita quale regalo o della riconciliazione, raggiunge una sfera d'esperienza propria dell'anima per la quale la psicologia moderna d'indirizzo analitico non ha parole. È come se lui costruisse un ponte verso una realtà di vita che non ha un linguaggio per i più profondi moti dell'anima. Tutto ciò è un po' inquietante per me, e mi chiedo chi sia quest'uomo che riesce a prendermi per un verso che sta completamente al di là della ragione.
Bert Hellinger sa essere brusco con i suoi pazienti, fermo e – per usare un'espressione blanda – determinato (alcuni dicono autoritario), se gli pare necessario. Non ha timore di comunicare apertamente idee durissime, che altri osano al massimo pensare! È un uomo che pur essendo molto cauto ed attento nelle sue affermazioni, non ha riguardo ad esprimere apertamente ciò che vede.
Questo psicoterapeuta, che preferisce chiamarsi guaritore di anime, si prende gioco di coloro che si autoeleggono avvocati di tutti i poveri e diseredati, vedove ed orfani, siano essi terapeuti, preti o altro, che amano muoversi per cause caritatevoli. Il vocabolario dell'uomo per bene, dell'educatore e del terapeuta di stampo razionalistico, in un certo senso è scialbo, pretenzioso e sterile se confrontato con il linguaggio semplice ed incisivo di Hellinger. Egli poi, stranamente, non vuole neanche indagare molto!
Per i terapeuti di solito è molto importante sviscerare gli aspetti più nascosti della sofferenza personale. Hellinger vuole conoscere “solo fatti”, non ciò che uno pensa al riguardo o cosa sente “proprio ora”. “Dai, metti innanzi tutto in scena la tua famiglia”, dice, interrompendo l'inizio di storie lamentose riguardanti padri cattivi o madri divoratrici. Una volta ha lavorato con un uomo che aveva perso moglie e figlio in un incidente. La descrizione dell'avvenimento aveva raggelato il pubblico, tanto era tremenda. Hellinger gli sta di fronte, lo ascolta e la sua voce diventa morbida: “Ora metti in scena”, dice, e in modo ineguagliabile sa come guardare insieme con quest'uomo la morte dei suoi cari, per riaccompagnarlo alla vita – con molta calma, poche parole ed una sicurezza benevola che sostiene tutti i presenti.
Lui è anche questo. Un uomo mite, cordiale, tutto raccolto nella sua compassione. Ed un giorno ci siamo seduti insieme, prima nello studio della radio, poi nella sua stanza di lavoro, ed abbiamo elaborato un questionario a gran velocità. Come è stato gentile a collaborare! Non tutto è stato chiarito fino in fondo. Ma per ora è sufficiente.
I dialoghi con Bert Hellinger invitano ad immergersi ora nei pensieri ora nei sentimenti. Lui provoca, affascina, è toccante e fa arrabbiare. Tutto questo “rimescolamento” nutre lo spirito e sollecita il pensare, dove invece normalmente esso si ritira, adagiandosi soddisfatto. E, pur non sapendo come, in seguito ci si sente più indulgenti nei confronti del mondo.

Gabriella ten Hövel




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