Uscire dalla Paura
rompere l'identificazione col bambino emozionale
di Krishnananda
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Capitolo 1
Capitolo 1
Visione d'insieme
1. Lo stato mentale del bambino emozionale
Consideriamo più
dettagliatamente il bambino emozionale.
Immaginate che un bambino entri, proprio ora, nella
vostra camera e vi chieda di uscire a giocare con
lui. Comincia a fare i capricci. Voi vorreste che
capisse che potrete giocare con lui domani, che
oggi non è proprio possibile. Ma “domani” non
significa nulla per lui. Si mette a pestare i
piedi: “No! Adesso!” dice. Finché, pieno di
rabbia, scoppia a piangere. Dentro di noi abbiamo
una parte che è esattamente come quel bambino:
non ha alcuna nozione del domani, non sopporta di
aspettare né di venire contrariato, non sa
posporre la gratificazione e il piacere ad un altro
momento perché non crede che ci sia un “altro
momento”, non ha uno spazio dentro di sé in
cui contenere il dolore o la frustrazione. Sebbene
ciascuno abbia un suo proprio comportamento, magari
un po' diverso da quello di altri, la profonda
esperienza di quello spazio è per lo più
la stessa per tutti noi. Possiamo chiamarlo “stato
mentale del bambino ferito” o spazio interiore del
“bambino emozionale”. In questo stato di coscienza
siamo incapaci di stare con ciò che c'è,
di essere presenti e contenere l'esperienza, siamo
spaventati, diffidenti e molto insicuri. E queste
paure ci rendono impulsivi, reattivi e
costantemente inquieti. Quando ci troviamo in
questa struttura mentale non siamo di solito
consapevoli di niente altro in noi se non di questo
spazio, ci identifichiamo totalmente col bambino
emozionale, incapaci di vedere che non è
ciò che siamo. Molti, a causa di ferite subite
nell'infanzia, ferite profonde e non ancora
guarite, sono sempre stati pieni di paura, vergogna
e sfiducia, finendo col crearsi un'identità
basata su quel bambino emozionale. Ma quelle
qualità non sono parte della nostra natura, ci
sono state instillate come risultato del
condizionamento e di esperienze su cui non avevamo
controllo. La mancanza di comprensione - di
“spazio” - per le paure, i bisogni e i
comportamenti del bambino emozionale, crea
infelicità nella nostra vita ed è la
causa di molti dei nostri problemi, soprattutto
nelle relazioni. Spesso, nei nostri seminari,
mostriamo il film “Luna di Fiele”, di Roman
Polanski, in cui possiamo vedere ciò che
succede quando entriamo in una relazione vivendo,
inconsapevolmente, nello stato mentale del nostro
bambino. Il film è la storia di una relazione
amorosa. La prima parte mostra l'inconsapevolezza
di due persone che si innamorano credendo di avere
finalmente trovato l'amore che cercavano. Poi, mano
a mano che la loro relazione si approfondisce,
ciascuno dei due scende sempre di più a
compromessi, riempiendosi di risentimento verso
l'altro. Dapprima uno è tiranno dell'altro, ma
poi i ruoli si scambiano. Sebbene la fine sia un
po' troppo drammatica, viene mostrato chiaramente
come l'amore senza consapevolezza porti solo dolore
e distruzione. Nella mia ricerca ho scoperto che
quando penetro in profondità nello stato del
bambino emozionale ci sono due aspetti. Il primo,
ciò che è manifesto, è costituito
dai comportamenti che condizionano la nostra vita
quando siamo catturati dal bambino
emozionale.
Lo stato mentale del bambino ferito
Comportamento esteriore
1. reazione e controllo
2. aspettative e pretese
3. compromesso
4. assuefazione
5. pensiero magico
Comportamento interiore
1. paura e shock
2. vergogna e insicurezza
3. bisogno e vuoto
4. dolore e angoscia
5. sfiducia e rabbia
Dirò subito qualcosa a proposito di ciascuno dei cinque comportamenti ed emozioni, ma li tratterò più dettagliatamente nei successivi capitoli. Quando siamo nello stato mentale del bambino reagiamo in modo automatico agli eventi della vita. Le reazioni sono determinate dalla paura che se non reagiamo ci accadrà qualcosa di brutto o non riusciremo a ottenere ciò di cui abbiamo bisogno. Dallo stimolo passiamo automaticamente alla reazione, senza alcuna consapevolezza di cosa stia succedendo e perché; lo spazio tra lo stimolo e la reazione è infinitesimale. Reagiamo così velocemente e automaticamente perché sentiamo che è questione di vita o di morte. Sempre. Reagiamo tutte le volte che ci sentiamo minacciati, reagiamo per soddisfare i nostri bisogni, reagiamo quando non ci sentiamo al sicuro, amati e apprezzati. Quando due persone si incontrano nello stato mentale del bambino, ciascuno vede nell'altro qualcuno che deve prendersi cura dei suoi bisogni insoddisfatti o qualcuno che, in qualche modo, potrebbe fargli del male. Ne risulta che ciascuno si sentirà spinto a controllare l'altro in ogni modo possibile e le conseguenze saranno conflitti, aspettative insoddisfatte, incomunicabilità, giochi di potere e dolore. Il bambino interiore ha delle aspettative, sugli altri e sulla vita. Si aspetta che i suoi bisogni saranno soddisfatti e che sarà liberato dalle paure e da ciò che lo affligge. È naturale che un bambino senta così, perché trovandosi in uno stato di impotenza ed insicurezza cosa altro potrebbe sperare per sentirsi al sicuro? In certi casi sono state vissute talmente tante delusioni che le aspettative sono state seppellite sotto uno strato di rassegnazione, ma sono ancora lì, nascoste nei desideri del nostro bambino emozionale. Questo aspetto dello stato mentale del bambino può, per alcuni di noi, essere piuttosto evidente: abbiamo delle pretese e gli altri ci devono ciò che vogliamo e, quando le cose non vanno come vorremmo o ci sentiamo privati dell'attenzione, biasimiamo e accusiamo convinti di essere stati trattati ingiustamente. È anche naturale che quando siamo nello stato mentale del bambino, basato sulla paura e sulla vergogna, viviamo una vita di compromessi. La vergogna e la paura portano al compromesso perché siamo terrorizzati da ciò che gli altri potrebbero pensare e, in questo stato, abbiamo perso il contatto con la nostra forza e la fiducia in noi stessi, nei nostri pensieri, emozioni e intuizioni. In breve, non viviamo per noi stessi ma per gli altri. Quando siamo dominati dallo stato mentale del nostro bambino siamo anche inclini all'assuefazione. Questo bambino, proprio come farebbe qualsiasi bambino, vuole un'immediata gratificazione e se non siamo capaci di osservare e di prendere distanza dalle nostre emozioni e paure, cercheremo di aggrapparci a qualcosa che possa darci sollievo. Spesso si tratta di assuefazioni croniche e non siamo nemmeno consapevoli della loro presenza o di cosa le guidi. Ma se potessimo avere una comprensione di quanto terrorizzato è il bambino emozionale dentro di noi, avremmo forse più compassione per le nostre assuefazioni, soprattutto considerando che tutti ne abbiamo. Infine, quando siamo nello stato mentale del bambino, speriamo magicamente che arrivi la persona giusta a liberarci da ogni nostra paura e dal nostro dolore, speriamo di venire liberati dalla solitudine e da tutto ciò che ci affligge. Cerchiamo di cambiare amici e amanti in ciò che vorremmo che fossero, oppure andiamo da qualcun altro, sperando che questi soddisferà finalmente le nostre aspettative. In entrambi i casi non dovremo sentire il dolore della solitudine quando ci deluderanno. Il nostro bambino emozionale non può vedere le cose così come sono perché le idealizza: ha bisogno di sentire che le persone e la vita sono in un certo modo, per sentirsi al sicuro e mettere ordine nel proprio mondo interiore. Quello che fa è semplicemente immaginarsi che le cose sono così come vuole che siano, mette certe persone su un piedistallo e vive nella speranza e nell'illusione. È facile riconoscere i comportamenti del nostro bambino emozionale. Per mettere invece a nudo le emozioni che stanno dietro questi comportamenti occorre fare un ulteriore passo in profondità. Le paure sono ben radicate nella nostra mente e si basano su esperienze passate, alcune delle quali sono state dimenticate; inoltre, siccome il bambino è ferito, quando ne siamo dominati non ci sentiamo liberi o spontanei, ma pieni di vergogna, inadeguatezza, senso di inferiorità, tristezza, rabbia e sfiducia. Non ci sentiamo autosufficienti, al contrario ci sentiamo vuoti e aneliamo disperatamente che qualcuno colmi quel vuoto. Siamo spinti a cercare all'esterno il nostro benessere interiore. Normalmente siamo molto identificati con lo stato mentale del bambino. Quando cattura la nostra coscienza - cosa che può accadere in qualsiasi momento, appena sentiamo la benché minima frustrazione o disturbo - sembra essere totalmente ciò che siamo. Essendo persi nelle nostre reazioni, subissati dalle aspettative o sopraffatti dall'insicurezza e dalla paura, ci è difficile immaginare che ciò accade solo perché il bambino emozionale dentro di noi ha preso il comando. Sempre, durante i venti anni in cui sono stato col mio maestro spirituale, il suo più importante messaggio è stato di imparare a osservare. Ci ha sempre detto che la meditazione è la sola medicina che ha da darci, la cura per ogni nostra sofferenza. Ma per far sì che continuassimo ad ascoltare, che continuassimo a “comprare” la medicina, ha dovuto escogitare molte graziose confezioni. Possiamo applicare l'osservazione a qualsiasi aspetto della nostra vita, ma ho notato che comprendere le nostre difficoltà nelle relazioni - la nostra autostima compromessa e molti dei nostri modelli di comportamento - significa imparare a osservare il nostro bambino emozionale in tutte le sue forme. Tutti noi abbiamo questa capacità di osservare, di contenere e comprendere, ma ci vuole pratica per sviluppare questa qualità. All'inizio viviamo per lo più nello stato mentale del bambino e l'osservare è raro o del tutto assente. Passiamo dallo stimolo alla reazione come dei robot, senza capire perché ci sentiamo e ci comportiamo in un certo modo. Lo stato del bambino non ha consapevolezza di sé, è meccanico, automatico e ripetitivo, ma quando cominciamo a osservare e a comprendere di più lo spazio interiore del nostro bambino emozionale, la capacità di essere un “testimone” si approfondisce e la nostra consapevolezza matura. Quando incontriamo lo stato del bambino emozionale, possiamo comportarci con esso in modo simile a come ci comporteremmo con quel bambino che entrò nella nostra camera chiedendoci attenzione. Non lo reprimiamo, non lo mandiamo via. Ciò creerebbe solo difficoltà, perché lui andrà altrove a sfogarsi, o potrebbe ripiegarsi su se stesso, nascondendo il suo entusiasmo e le sue doti, come molti di noi hanno fatto. Quello che faremo sarà cercare di capire il suo comportamento e ciò che nasconde: daremo dunque il nostro amore e la nostra attenzione al bambino emozionale, osservando senza giudizio. Questo non lo fa scomparire, ma non sarà più quella potente forza nascosta nella nostra vita che, senza che ne siamo consapevoli, guida i nostri comportamenti e le nostre emozioni. Forse rimarrà sempre dentro di noi una parte spaventata e reattiva, sfiduciata e insicura, ma col rafforzarsi del nostro osservatore e col crescere della nostra maturità possiamo riconoscere che è come un ospite venuto a stare nella nostra casa, possiamo osservare, fare un bel respiro... e lasciare che sia! Quei comportamenti - reazioni, aspettative, assuefazioni e compensazioni - sono sintomi di profonde emozioni nascoste, ma praticando pazientemente l' “essere con” queste emozioni quando sorgono, anziché giudicarle, impariamo a riconoscere e a contenere le sensazioni di sfiducia, paura, vuoto e insicurezza che stanno dietro i comportamenti. La comprensione dello stato mentale del nostro bambino emozionale può chiarire gran parte della nostra vita, come e perché reagiamo in un certo modo, perché abbiamo dentro così tanta paura, così tanta fame di amore e di attenzione, perché è così difficile lasciare che qualcuno ci si avvicini, perché siamo così pieni di vergogna e sfiducia, perché siamo così inquieti, perché abbiamo problemi ad esprimerci nella sessualità, nella creatività, nella capacità di autoaffermazione. In breve, ci dà una comprensione di gran parte della nostra vita di tutti i giorni.
Tutti vogliono essere
amati.
Ma è un punto di partenza sbagliato.
Si inizia così perché il bambino non
può amare,
non può dire nulla, fare nulla, dare
nulla,
può solo prendere.
L'esperienza dell'amore di un bambino
è l'esperienza del prendere.
Il problema nasce dal fatto
che ognuno è stato un bambino
e ognuno ha lo stesso bisogno di ricevere
amore,
nessuno è nato in modo diverso.
Quindi tutti chiedono: “Dammi amore”
e non c'è nessuno che dà,
perché anche l'altra persona
è stata cresciuta nello stesso
modo.
Osho
