Uscire dalla Paura
rompere l'identificazione col bambino emozionale
di Krishnananda
Prezzo: 13,00 EUR
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Introduzione
Introduzione
Quando ero bambino uno dei miei
film preferiti era “Hans Christian Andersen”, con
Danny Kaye. I miei genitori ci comprarono il disco
con le canzoni del film e noi le cantavamo in
continuazione. Una di queste era “C'era una volta
un brutto anatroccolo”, la storia di una piccola
anatra veramente brutta, “con delle piume scure e
arruffate”, esclusa dal mondo delle anatre per la
sua diversità. L'anatroccolo fu costretto a
vagabondare, finché un giorno si trovò in
mezzo a dei cigni e scoprì che anche lui era
un bellissimo cigno cui era però accaduto di
nascere nel mondo sbagliato. In un certo senso,
siamo anche noi in viaggio verso la riscoperta
della nostra vera natura di “cigni”, del nostro
sé reale. Abbiamo ingannato noi stessi
credendo di essere “anatre”. Anatre che vedono e
sentono se stesse come creature spaventate, brutte,
non amate e non amabili, creature che vivono in un
mondo estraneo e ostile, dove nessuno le considera
né le apprezza, piccole anatre stressate e
competitive. I cigni invece, vedono e sentono se
stessi come esseri amabili e ricchi di doti, che
vivono pacificamente in un mondo che può
essere splendido. Nel mio primo libro, “A tu per tu
con la paura” (Urra Apogeo Ed.), ho condiviso le
mie esperienze nel lavorare con le mie paure come
via verso una vulnerabilità e una accettazione
di sé più profonde. Penetrare
profondamente nelle ferite del bambino interiore
è una via per creare amore nella nostra vita,
amore per noi stessi e amore per gli altri. Per
anni ho esplorato queste ferite interiori, uno
spazio che prima avevo ignorato e represso,
realizzando infine che quando queste ferite sono
inconsce sabotano la nostra vita e il nostro amore
in mille modi. Continuo a vivere e ad insegnare
ciò che ho scritto in quel libro, ma da allora
la mia comprensione si è approfondita e ora
vedo che quel tipo di esplorazione è solo il
primo passo del viaggio. Senza il secondo, è
possibile perdersi in quelle ferite, perché
ciò che si frappone tra noi e l'amore, tra noi
e la gioia, non è solo il fatto che abbiamo
delle ferite non guarite, ma che siamo identificati
con esse. Portiamo con noi un'autoimmagine ferita e
crediamo che questo sia ciò che siamo. Siamo
identificati col “bambino emozionale” dentro di
noi. Mi riferisco a questo spazio come al “bambino
emozionale” perché è in balia di potenti
emozioni che sono al di là del nostro
controllo e, spesso, al di là della nostra
coscienza. Fintanto che siamo presi in questa
identificazione, siamo “fuori controllo” e guidati
dalla paura, come una macchina guidata da un
bambino impetuoso e non centrato. Per me il secondo
passo è stato realizzare che questo bambino
emozionale non è ciò che io sono. Sono
stato fortemente identificato con l'autoimmagine e
la sensazione interiore di essere un fratello
minore che non poteva mai essere all'altezza del
fratello maggiore, che percepivo come più
intelligente, carismatico, sicuro di sé e
perfino più sensibile e premuroso di quanto
fossi io. Sentivo anche che lui otteneva sempre
l'attenzione e il rispetto che io bramavo e che
tutti invece, compresi i miei genitori, riservavano
a lui.
Ho esplorato ogni possibile aspetto di questa
ferita, eppure la vergogna, le paure e le
insicurezze sono rimaste; in certe situazioni mi
ritrovo totalmente in balia di quella esperienza e
nell'impossibilità di fare alcunché se
non osservarla, tutti gli sforzi per cambiarla o
liberarmene non hanno mai funzionato e infinite
volte ho cercato di sabotare le mie azioni in
situazioni in cui mi sentivo sotto stress. Per
molto tempo non ho avuto alcuna idea della
possibilità di essere qualcosa di diverso da
questo ruolo, sembrava che fosse essenzialmente
ciò che io ero e che tutti gli sforzi per
fuggirlo fossero solo coperture. Ricordo un intenso
momento della mia vita in cui ciò si
manifestò con particolare evidenza. Mio
fratello era una matricola alla Harvard University
e io stavo preparando la domanda di ammissione. Un
giorno arrivò la lettera dal preside di
facoltà e, quando la aprii, rimasi sbalordito
vedendo che ero stato accettato. Reagii come se
fossi convinto che doveva esserci stato un errore.
Più tardi venni a sapere che il preside aveva
detto a mio fratello, che allora era uno dei
redattori dell'Harvard Crimson: “Se tuo fratello
vale la metà di quanto vali tu, lo
accetteremo”.
Questa autoimmagine di fratello minore che in fondo
valeva solo la metà mi ha tormentato per tutta
la vita. Ma venne un momento, nel corso della mia
ricerca interiore, in cui cominciai a realizzare
che questo non era ciò che sono, cominciai
gradualmente a riconoscere che quell'autoimmagine
era il risultato di un potente condizionamento.
Uscendo dalla rete familiare, trovando per me
stesso una nuova vita e un nuovo mondo, sviluppando
le mie qualità e approfondendo la meditazione
vidi che si trattava di qualcosa che veniva dal
passato. Inoltre, cosa piuttosto strana, ero
così offuscato da quella percezione di me
stesso da non potere nemmeno vedere che i miei
genitori in realtà mi rispettavano e mi
apprezzavano per ciò che ero, per le mie
particolari qualità e per aver trovato il
coraggio di abbandonare la famiglia in cerca di un
nuovo modo di vivere. Col cambiare della percezione
di me stesso cambiò anche la mia vita. Molti
dei vecchi comportamenti che in passato
condizionarono così fortemente le mie
relazioni, la mia creatività e la mia gioia,
divennero sempre meno determinanti.
Ci sono ancora molti momenti in cui la vecchia
percezione di me stesso sopraffà la mia
coscienza, ma la differenza è che sono
consapevole della cosa e posso osservarla da una
certa distanza.
Non è facile riconoscere la nostra natura di
“cigni”, perché la nostra identificazione con
l' “anatra” è parecchio profonda, essendo
cominciata in un periodo in cui stavamo solo
iniziando a dare forma al concetto di sé.
Abbiamo basato la nostra percezione di noi stessi
sui valori di coloro che si prendevano cura di noi,
della società e della cultura in cui venivamo
cresciuti e abbiamo dunque imparato a estraniarci
da noi stessi. Questa è la base di ciò
che chiamo “bambino emozionale” - un'esperienza
interiore di sé piena di paura, vergogna e
sfiducia, coperta da comportamenti compulsivi. Il
fatto che il nostro bambino emozionale guidi la
nostra vita si manifesta in diversi modi. Uno di
questi è il ritrovarci a ripetere
continuamente, nelle nostre relazioni, gli stessi
dolorosi schemi di comportamento, senza riuscire a
vederne la ragione, un altro è il perdersi in
un tipo di comportamento cui si diviene assuefatti,
un altro ancora è il ripetersi di certi
incidenti e malattie o il sabotare costantemente la
propria vita. Un altro ancora è il sentirsi
rassegnati, scoraggiati e senza speranza. Mi è
stato di grande aiuto esplorare, sentire e
comprendere le ferite che mi portavo dentro. Ma ad
un certo punto, mi sono accorto che la mia
attenzione stava naturalmente spostandosi verso
l'osservare i momenti in cui sono sopraffatto dal
mio bambino emozionale. Sono molto meno interessato
a quello che accadde nel passato e più
focalizzato sull'osservare come questo bambino
emozionale, ora, continua ad agire sulla mia vita
quotidiana. Noto che questo è un naturale
passaggio anche per la gente con cui lavoriamo nei
nostri corsi: una volta che è divenuta
intimamente connessa con le ferite interiori sposta
l'attenzione sul presente. Focalizzarsi sul
presente significa vedere quando e come ci
identifichiamo con il nostro bambino emozionale,
significa notare come, in qualsiasi momento,
possiamo essere sopraffatti dalla vergogna, dalla
paura o dalla sfiducia e agire come agisce un
bambino: reagendo, lamentandoci, facendo
compromessi o perdendoci in qualche sorta di
assuefazione. Ciò che qui condivido è,
fondamentalmente, il materiale che io e Amana, la
mia compagna, usiamo nei nostri gruppi. Circa venti
anni fa, dopo aver passato molti anni seguendo
diversi cammini spirituali, andai in India e
divenni discepolo di un maestro spirituale
illuminato. Da allora ho continuato ad essere suo
discepolo e, durante questi anni, ho seguito con
molta intensità e passione il percorso verso
la scoperta di sé da lui indicato. Questo
cammino ha essenzialmente significato imparare a
portare consapevolezza nella mia vita e a essere
nel presente con una qualità di gioiosa
celebrazione. Quando andai in India, sebbene fossi
in una relazione, avevo solo una pallida idea di
cosa fosse l'amore e di cosa significasse essere
vicini a qualcuno, ero troppo preso da me stesso,
dal mio lavoro e dal “farmi i fatti miei”, ma tutti
questi anni mi hanno insegnato qualcosa in più
su come amare. L'approccio che qui presento è
un metodo specifico per osservare e comprendere
come il bambino emozionale agisce nella nostra
vita. Ciò può risultare difficile,
perché il bambino emozionale ha una forte
presa sulle emozioni e sui comportamenti. Spesso,
quando ne siamo catturati, non c'è molto
spazio per osservare, perché passiamo dallo
stimolo alla reazione in tempo record. Il fine del
nostro metodo non è cambiare o sistemare le
cose, ma semplicemente osservare e dare spazio a
ciò che c'è. Questo processo ci libera un
po' alla volta dal controllo e dalla paura di
quella nostra parte: comprendendo come essa guida
la nostra vita andiamo oltre la sua influenza e
cominciamo ad avere la possibilità di
scegliere, non siamo più “fuori controllo” o
dominati dalla paura.
Mi colpisce che una delle questioni più
profonde che ci troviamo ad affrontare nel portare
amore e gioia nella nostra vita sia come
trasformare i nostri vecchi modelli di
comportamento negativi. Ciò costituisce il
tema di questo libro.
Ciascun capitolo copre un'area che ho esplorato nel
corso della mia ricerca interiore e porta molti
esempi tratti dalla mia vita. Cito anche esempi di
amici e partecipanti ai miei gruppi ma,
naturalmente, ho cambiato i nomi e alcune
circostanze per proteggerne la riservatezza. I
capitoli sono quanto più possibile concisi e
semplici, seguiti da specifici esercizi per
facilitare la personale esplorazione di ciascun
lettore.
Il vero nettare della vita
è dentro di te.
Proprio in questo momento puoi ritornare in
te,
guardare dentro di te.
Non c'è bisogno né di preghiere né
di adorazioni.
Tutto ciò che serve è un viaggio
silenzioso verso il tuo essere.
Questo è ciò che chiamo
meditazione,
un pellegrinaggio silenzioso verso il tuo
essere.
E quando trovi il tuo proprio centro,
hai trovato il centro dell'intera
esistenza.
Osho
