I canti dell'isola tra terra e cielo
Il libro di Centhini
di Elisabeth D. Inandiak
Prezzo: 29,00 EUR
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Il libro di Centhini, così chiamato dal nome di una serva dal ruolo emblematico, è una straordinaria epopea che raccoglie le antiche tradizioni e i saperi di Giava. In esso si mescolano le avventure di diversi personaggi, nel loro vagare errabondo, si perdono e si ritrovano continuamente, cambiando talvolta persino natura. Il loro vagabondaggio trascende rapidamente le frontiere conosciute della geografia per risolversi in una costellazione utopica: il Mondo alla Rovescia.
Commissionato all'inizio del XIX secolo d auno degli ultimi sultani di Giava, è stato paragonato all'"Odissea" per il gusto dell'avventura, al "Kamasutra" per gli insegnamenti e le delizie dei sensi, alle "Mille e una notte" per i racconti notturni di una donna ulema, all'"Enciclopedia" di Diderot per le liste esaustive di scienze naturali e soprannaturali, ai frammenti del "Mahâbhârata" per la filosofia dell'ombra che abita foreste, vulcani, oceani e grotte di Giava, all'opera di Ibn Arabi per la Scienza del Cuore e la ricerca dell'Unione Mistica. È stato persino avvicinato a Rabelais per l'esoterismo carnale e l'etica al di là del bene e del male, nonché per il suo carattere comico.
Ma questo tesoro sconosciuto della letteratura mondiale rischiava di scomparire perché la lingua in cui era stato composto, il giavanese, è ormai in via di estinzione.
Élizabeth D. Inandiak, giornalista e scrittrice, dopo una paziente ricerca di anni a Giava, dove risiede, ha tradotto in francese l'opera a partire dalla sua versione manoscritta in dodici volumi, ricostruendone la struttura e la trama, riducendo le parti ormai inintelligibili al lettore odierno e rielaborando il testo con innesti letterari che lo raccordano alla sua tradizione specifica, mitica e religiosa, ma anche alla grande poesia universale.
Ne risulta un lavoro imponente e affascinante, proposto qui nella sua prima edizione italiana, in cui, pur avendo preservato con rigore e fedeltà i contenuti originari del poema, l'autrice li ha arricchiti di echi molteplici affinché la ricchezza di questa vertiginosa avventura fosse trasmessa al presente.
L'Autrice
Élizabeth D. Inandiak, francese di nascita e giavanese d'adozione, è giornalista e scrittrice. Ha collaborato con importanti testate giornalistiche e radiofoniche: Libération, Actuel, Le Monde, Marie-Claire, Elle, Télérama, Géo, France Culture, tra le altre. Dal 1997 è corrispondente in Indonesia per Courrier International. Appassionata studiosa, ha svolto cinque anni di ricerche per offrire al pubblico la versione in francese del Libro di Centhini.
Estratto dell'Opera - CANTO III
"Si racconta che nel corso delle nozze, Seh Walilanang evitò di toccare i cibi vietati dall'islam. Pregò Allah che tutti gli alimenti illeciti riprendessero vita. E fu così che gli spiedini di maiale laccato allo zucchero di palma, il ragù di naia al vino di riso, i piedi di porco farciti al formaggio di soia, i testicoli di tigre pubere in terrina, i cuori di cinghialetti stufati nel loro sangue, i piccoli paté al latte di cocco avvolti nelle foglie di banano e altri salumi e selvaggina dai mille sapori nuziali ripresero la loro forma originaria, e si videro ben presto strisciare e correre tra i tavoli del banchetto cobra, scrofe, maialini, tigri, porcelletti e cinghiali che rendevano grazie al Misericordioso della loro risurrezione scoreggiando di gusto.
Passato l'ultimo quarto di luna di miele, Seh Walilanang ricordò al re la sua promessa di abbracciare l'islam. Il sovrano di Blambangan rifiutò di onorare la parola data e si recò in processione al santuario di Shiva. Depose offerte di betel e di fiori ai piedi della statuetta d'argento innalzata su una vulva di bronzo, si inginocchiò in direzione delsole levante e implorò Sri Parwatarajadewa, dio della Montagna, di fecondare la figlia adorata.
Seh Walilanang, deluso ed offeso, approfittò di una notte senza luna per abbandonare di nascosto il regno idolatra di Blambangan e raggiungere a nord-ovest il prospero e devoto scalo di Malacca. Partì senza nemmeno gettare un ultimo sguardo alla moglie beneamata che per nove volte aveva inebriato con la sua bianca semenza.
Dopo la partenza di Seh Walilanang, un'epidemia di febbre purulenta si propagò a Blambangan. Le vittime si trovavano improvvisamente possedute da uno spirito sconosciuto del pantheon locale e un'onda ardente irrigidiva le loro ossa. Le zanzare avevano il dono dell'ubiquità. Attaccavano ovunque e in ogni momento della giornata, e preferibilmente gli esseri indifesi, cosicché a capo di qualche settimana non vi fu più un solo bambino né un solo vecchio in vita nel regno di Blambangan.
Il re si infuriò così violentemente contro il suo Primo ministro Sambodja che lo cacciò via. L'onorevole Primo ministro abbandonò Blambangan pieno di vergogna e si trasferì a Giri. Qualche tempo dopo, morì. Tutti i suoi beni passarono di proprietà a sua moglie che ben presto fu soprannominata la Vedova Ricca perché il suo patrimonio superava quello dei mercanti arabi, malesi, indiani, persiani e cinesi che commerciavano nei porti di Giava."
