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Tatuaggi Corpo Spirito

Tatuaggi, piercing, scarificazioni, body art, metamorfosi, cultura tribale

di Re-Search

Prezzo: 18,08 EUR

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Recensioni

La Voce - Luglio 1994

Quel nuovo battesimo inciso sulla pelle


È giàdiventato una moda. Appeso sui corpi delle modelle nelle ultime sfilate di Jean Paul Gaultier, fotografato Sopra il sacro ombelico di Naomi Campbell, apparso in televisione (dalle rubriche di Videomusic a Creen, la trasmissione dedicata ai giovani del Dse) e perfino a un telegiornale di Stato. Parliamo del piercing, arte di praticare fori nel corpo, approdato definitivamente sui lidi effimeri dei trend del momento, tanto che i raduni musicali estivi del nostro paese giàtraboccano di bancarelle che offrono falsi e indolori anellini da piercing «virtuale». Già, perché praticare il piercing èun'arte dolorosa, materica come la carne e il sangue di cui ha bisogno, visto che permette di addobbare il corpo, tutte le sue parti disponibili a farsi bucare, con anelli o barrette metalliche. Uno stile di vita, assicurano le persone che al piercing si sono votate. Almeno quelle le cui testimonianze sono raccolte nel libro “Tatuaggi Corpo Spirito” (edito da Urra, nuovo marchio della casa editrice Apogeo), versione italiana dell'ormai storico cult americano “Modern Primitives” (ReSearch). Il titolo originale di questo viaggio nel mondo dei praticanti di tatuaggio, piercing e altre tecniche di mozione corporea, rende più immediata la comprensione dell'universo mentale e filosofico degli «adepti». Il recupero di noi, pratiche e suggestioni del passato èuno del pilastri del piercing-pensiero che riscopre, in chiave urbana, pratiche finora tenute vive solo da minoranze etniche.
Non solo tatuaggi e piercing (buchi per anelli effettuati nelle orecchie, nel naso, nei capezzoli, negli organi genitali), ma anche modificazioni corporee (tramite busti o arnesi di costrizione) e scarificazioni (tagli che permettono la formazione di cicatrici). Proprio come fanno o facevano i polinesiani, gli indiani Sadhu, gli Ibitoe della Nuova Guinea, gli eschimesi, le tribù africane, i nativi americani e giù fino agli egizi o ai maya.
Modificazioni molto vistose, scioccanti, e soprattutto permanenti. Richiedono tempo e dolore. Sconfinano nell'automortificazione e nella perversione (il richiamo al masochismo è fin troppo evidente). Ma a sentire chi le pratica aprono mondi inesplorati, spalancano quelle porte della percezioni così care a Huxley e alle controculture degli anni Sessanta, surrogano il bisogno negato dalla civiltàdi una “iniziazione” all'etàadulta e spirituale. Ma, nello stesso tempo, creano la distanza tra il sistema (culturale, politico, economico) e l'individuo, ammortizzano il disagio o l'alienazione. I tatuaggi, ad esempio, erano tipici dei carcerati.
Oggi, chi pratica il tatuaggio o il piercing puñ giocare a fare l'alchimista o la strega post-moderna. Assumendo in sé persino una parte del dolore universale. E suscitando orrore in chi guarda le foto di ciñ che un appassionato di tatuaggi o di piercing è capace di fare al suo corpo. Ma anche una curiositàmorbosa. La stessa di chi osserva un mondo oscuro che, se solo avesse il coraggio necessario, potrebbe visitare.

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