Tatuaggi Corpo Spirito
Tatuaggi, piercing, scarificazioni, body art, metamorfosi, cultura tribale
di Re-Search
Prezzo: 18,08 EUR
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Introduzione
Questo volume esamina un forte enigma contemporaneo: il ritorno in auge delle pratiche che riguardano l’applicazione di modifiche «primitive», molto vistose (e qualche volta anche scioccanti) del corpo umano è il tatuaggio, le perforazioni multiple e la scarificazione. Nietsche, forse, ne offre la spiegazione: «Una delle cose che possono portare alla disperazione il pensatore consiste nel riconoscimento del fatto che all’uomo è indispensabile l’illogico, e che dall’illogico derivano molte cose valide. Si radica così profondamente nelle passioni, nel linguaggio, nell’arte e nella religione e, in genere, in tutto ciò che conferisce valori alla vita, che non è possibile negarlo senza con ciò recare danno a tutte queste belle cose. Soltanto una persona troppo ingenua può ritenere possibile modificare la natura umana per farne una puramente logica.»
La civiltà, con la sua enfatizzazione della logica, può soffocarci e strangolare la vita, e allo stesso tempo un’illusione fatta di luoghi comuni su ciò che è «primitivo» non offre alcuna soluzione alla domanda: come possiamo integrare nelle nostre vite l’immaginazione poetica e quella scientifica? Esistono trappole da entrambe le parti; in particolare non si deve assolutamente presentare una qualsiasi romanticizzazione della «Natura» o della «società primitiva». In ultima analisi il progresso scientifico e tecnologico ha eliminato molto lavoro ripetitivo e distruttivo della vita mentale e invenzioni come quella del microcomputer a basso costo hanno aperto possibilità senza precedenti per l’espressione creativa dell’individuo.
Ovviamente, è impossibile il ritorno a una società autenticamente «primitiva», e quelle esistenti, quali i Tasaday delle Filippine e i Dayak del Borneo sono già irrevocabilmente contaminate. Oltre all’aver subito un’idealizzazione discutibile e all’essere state soltanto parzialmente comprese fin dall’inizio, un esame ravvicinato rivela in molte culture primitive forme di repressione e di coercizione (come tra i Yanoamo, i cui riti prevedono che si spacchino la testa l’uno all’altro, e nei gruppi africani che praticano la clitoridectomia) che sarebbero inaccettabili per le persone emancipate di oggi. Ciò che è invece implicito nel revival delle attività «primitive moderne» è il desidero, e il sogno, di una società più ideale. Pur sentendosi, quasi tutti, impotenti a «cambiare il mondo», gli individui possono cambiare ciò su cui hanno invece un potere: il proprio corpo. Si esplora la zona d’ombra tra il fisico e lo psichico alla ricerca di intuiti e di libertà ricuperabili. Dando un’espressione visibile e corporea a desideri sconosciuti e a ossessioni latenti, l’individuo può provocare un cambiamento, per quanto inesplicabile, nel mondo sociale esterno, oltre a liberare una parte creativa di sé, una parte della propria essenza. Non si propone una proselitismo universale, però: c’è chi non dovrebbe assolutamente tatuarsi; perforare il proprio corpo non è segno infallibile di consapevolezza progredita. Come ha osservato Anton LeVey: «Ho conosciuto molta gente che si è tatuata e che si è modificato il corpo in mille modi, ma che è veramente fuori di testa!».
L’arte è da sempre lo specchio dei tempi. In questa epoca post-moderna in cui tutta l’arte del passato è stata assimilata, consumerizzata, pubblicizzata e replicata, l’ultimo territorio che resista alla co-optazione e alla mercificazione da parte di Musei e Gallerie d’arte, rimane il corpo umano. Perché un tatuaggio è più di una pittura sulla pelle; il suo significato e i suoi riverberi non si prestano alla comprensione di chi non sia in possesso di una conoscenza della storia e della mitologia di chi lo porta. In questo modo è una vera creazione poetica, ed è sempre qualcosa di più di quanto l’occhio non veda. Un tatuaggio ha le sue fondamenta nella pelle vivente, e così la sua essenza emette una mordacità unica nella condizione umana e mortale. Sono impossibili due perforazioni del corpo identiche; non esistono due visi, corpi o genitali identici.
Queste modifiche al corpo hanno una funzione vitale, identica a quella dell’arte: «stimolano in modo genuino la passione e sprigionano direttamente dalle fonti originali delle emozioni; non sono derivate dal serbatoio culturale.» [Roger Cardinal] Qui la funzione più trascurata dell’arte, quella di stimolare la mente, è indubbiamente viva. E tutte queste modifiche sono testimonianze di dolore personalmente sopportato che non può essere simulato. Ciò nonostante i macchinari della co-optazione da parte della società diventano sempre più veloci; in un numero recente della rivista New York Woman si parla di anelli da capezzolo non penetranti con prezzi che vanno da $26 a $ 10.000! Senza dubbio ci saranno altre commercializzazioni del genere.
Questo libro presenta un vasto assortimento di punti di vista, dal puramente funzionale («L’ampallang rende il sesso molto più sballoso!») allo stravagante poetico e metafisico. Abbiamo studiato gli archetipi, eppure sono assenti molti praticanti semplicemente non era possibile intervistare tutti gli esponenti importanti nel campo. Molti tra i nostri soggetti hanno cominciato già da bambini i loro esperimenti: prima ancora di compiere dodici anni, Ed Hardy effettuava «tatuaggi» colorati sui propri coetanei; a quattordici Fakir Musafar aveva già messo in atto rituali presi in prestito dal National Geographic. In comune tutti hanno una creatività imperante alla quale hanno ceduto i propri corpi come supporto per l’espressione artistica.
Sempre più, la necessità di dimostrare al sé l’autenticità di sensazioni uniche e assolutamente private diventa una soglia difficile da oltrepassare. Oggi anche una cosa fondamentale come la stessa sessualità si mischia inseparabilmente a un’alluvione di immagini aliene e di suggerimenti trapiantati dai media e dalla pubblicità. Resta però un fatto relativamente certo: il dolore è una esperienza spiccatamente personale, rimane carico di un valore d’urto tangibile. I praticanti SM più estremi sondano il territorio psichico del dolore alla ricerca di una prova «finale», mistica, che nel loro rapporto (quello tra la S e la M), si sia esplorato fino ai limiti estremi il significato della «fiducia», arrestandosi appena prima dell’infliggere/esperire la morte stessa.
Il cambiamento che costituisce un perno nel mondo del secolo XX la diffusa de-individualizzazione dell’uomo e della società si è compiuta tramite l’inondazione di milioni di immagini prodotte in serie che agiscono sugli umani aggirando tutte le resistenze «logiche», colonizzando le cellule della memoria di qualsiasi osservatore ricettivo che sia a portata di mano. Quasi senza che ci accorgessimo, le «esperienze» immediate e le semplici attività creative (per esempio gli hobby) sono stati messi da parte in favore di un ricevimento passivo di immagini che il cervello trova «piacevoli» e «rilassanti»: la televisione. Ne risulta che in tutto il mondo la gente condivide una banca-immagini di ricordi, esperienze, gesti, ruoli fasulli, anche sfumature di svariati stili linguistici, da Pewee Herman a JFK all’ultimo spot.
La nostra mente è come colonizzata dalle immagini. Le immagini sono un virus; come funziona un virus? «I virus non sono cellule; sono composti unicamente da materiale genetico, DNA o RNA. Ma una volta che si trovi all’interno di una cellula ospite, il virus si insinua nei processi replicativi della cellula, attaccandosi al suo DNA o RNA, e inganna la cellula per costringerla a produrre altri virus tramite gli stessi meccanismi che la cellula utilizza per replicare i propri geni. Sabotata così, essa non solo non è in grado di espletare le proprie funzioni originarie, ma viene costretta ad aiutare il nemico a moltiplicarsi.» (Robin M. Henig, Vogue, marzo 1988). Se non abbiamo nel codice RNA della nostra memoria vere esperienze di prima persona, come possiamo avere una certezza circa la nostra «identità» di base? E come, senza esperienze uniche, possiamo creare qualcosa che sia realmente eccentrico? Quasi ogni esperienza possibile nel mondo di oggi dalla gita a Disneyland al safari fotografico in Africa è già stata registrata nel cervello tramite immagine da un programma del cinema o della TV. Programma: una parola veramente adatta. Siamo programmati, ma per che cosa? Dove finisce l’immagine e dove comincia la realtà?
Tutte le pratiche della «modernità primitiva» che stanno rinascendo: il cosiddetto tatuaggio permanente, le perforazioni e la scarificazione, sottolineano il fatto che sia necessario guardare in faccia la morte stessa senza battere ciglio, come parte della lotta continuativa per liberarci dai nostri complessi, conoscere i nostri istinti nascosti, superare le aggressività inspiegabili e soddisfare impulsi devianti. La morte rimane il punto di confronto per l’autenticità e per la profondità di ogni attività. E l’erotismo [complesso] è sempre stato un nemico implacabile della morte. È necessario svelare la massa di desideri repressi dell’inconscio per consentire la nascita di un Nuovo erotismo che abbracci l’identità comune di dolore e di piacere, di delirio e di ragione, fondato su una piena consapevolezza del male e della perversione, per ispirare rapporti sociali radicalmente migliorati.
Ogni esperienza sensuale ci libera dagli impedimenti sociali «normali» e risveglia i nostri corpi mortificati. Ogni attività del genere punta verso un traguardo; la creazione dell’uomo o donna «completo» o «integrato», e in questo siamo come prigionieri che scavano un tunnel immaginario verso la libertà. La nostra risorsa più preziosa, la fantasia libera, si basa ancora sull’unica cosa veramente preziosa che possiamo mai avere e conoscere e che sia nostra per farne quello che vogliamo: il corpo umano.
V. Vale e Andrea Juno
