Tatuaggi Corpo Spirito
Tatuaggi, piercing, scarificazioni, body art, metamorfosi, cultura tribale
di Re-Search
Prezzo: 18,08 EUR
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Premessa
Siamo lieti di presentare la prima edizione non inglese di un libro cult americano (il titolo originale è Modern Primitives). Tatuaggi Corpo Spirito analizza l’inarrestabile fenomeno moderno che ha portato alla riscoperta, in chiave urbana, di pratiche finora tenute vive da piccole minoranze etniche. Il libro è diventato il punto di riferimento per il mondo dei tatuaggi, dei piercing e delle modifiche corporee. Mondo che non è più solo un limitato fenomeno di costume, ma che si sta configurando come una risposta a bisogni primari umani per troppo tempo ignorati nella loro forma più autentica.
La crisi dei tempi
Il fallimento della nostra cultura è sotto gli occhi di tutti. I valori tradizionali di progresso, scienza, famiglia, religione stanno esaurendo la loro funzione di sostegno. Ora solo chi non può accettare la depressione legata alla fine di un’illusione tragica può negare che il mito del progresso e dell’industria ci abbia portato beni materiali per lo più inutili, a violentare la natura, a mantenere i due terzi dell’umanità in condizioni di sfruttamento e a impoverire noi stessi fisicamente, intellettualmente e spiritualmente. Siamo alla resa dei conti. Da un recente studio in Italia è emerso che un bambino su 4 soffre di patologie mentali: depressione, anoressia, autolesionismo. Quanti omicidi vede ogni giorno un bambino in TV?
L’illusione prevedeva una vita libera da malattie e sofferenze, mentre si evidenzia un sempre maggior numero di cancri, infarti, malattie degenerative, per non parlare dell’AIDS. La ricerca scientifica è un’industria finalizzata non tanto al miglioramento della qualità della vita, ma a tutto ciò che produce denaro, tanto denaro: tecnologia militare (non dimentichiamo che la maggior parte dei beni tecnologici di consumo sono ricadute di mercato da ricerche in campo militare), costosi prodotti farmaceutici dai devastanti effetti collaterali, fertilizzanti per frutti belli e grandi ma pericolosi.
Abbiamo il privilegio storico di assistere a una crisi epocale della nostra civiltà. Questa fine è ben simbolizzata in questi anni dalla congiunzione astrologica tra Urano e Nettuno, iniziata nel 1989 e destinata a protrarsi fino al 1997. L’ultima congiunzione simile si era verificata dal 1818 al 1826, la quale ha stimolato l’accelerazione della rivoluzione industriale e la strutturazione del mondo moderno.
La congiunzione tra Urano e Nettuno agisce come catalizzatore per un’accelerazione dei tempi, per la metamorfosi della società.
«Il mondo è bello perché è vario»
Questo non è più un proverbio tanto vero. Non ci sono più gli “strani” in giro. Nella nostra società le differenze fisiche, comportamentali e di pensiero sono accettate se fanno spettacolo, se possono essere pilotate, purché non mettano veramente in discussione le impalcature culturali. Se le differenziazioni risultano pericolose per la “normalità”, avvengono due fenomeni: da una parte le culture alternative vengono prontamente frullate e omogeneizzate dai mezzi d’informazione per renderle digeribili a tutti gli stomaci. Diventano una moda, una mercificazione, uno snobismo. Perdono di autenticità. Il secondo fenomeno è più sottile: il “diverso” è funzionale a chi è integrato nella società in quanto gli permette di scaricare la propria sporcizia sull’“altro”, che di volta in volta assume le sembianze dell’alchimista, della strega, dell’omosessuale, del capellone, del punk, del tatuato. Gli consente di proiettare all’esterno ciò che non può integrare al suo interno. Allora per i benpensanti diventa il pazzo e lo sporco.
Nella società delle merci sono incoraggiati i modelli fisici dettati dall’industria della moda, della cosmesi, della chirurgia estetica, e i modelli di pensiero televisivi. La trasformazione consapevole e rituale del proprio corpo non viene accettata, mentre lo è solo se segue modelli edonistico-competitivi, come nel caso del body building, o dalla tecnologia medico-commerciale, in quanto generatrici di forti guadagni. Vediamo così un proliferare di farmaci anabolizzanti, seni al silicone, lifting, liposuzioni e altre modifiche corporee chirurgiche.
La biodiversità, a tutti i livelli, dal mondo vegetale agli animali alle umane etnie è stata impoverita. Avete voluto cancellare le culture etniche? Ora giustamente ve le ritrovate in casa a rivitalizzare la vostra ammuffita cultura. La spinta interiore porta comunque al manifestarsi di certe nature che la “civiltà” vorrebbe rimuovere; in un contesto moderno si attua per lo più nella creazione di tribù urbane che si coagulano in un genere musicale, in un linguaggio o in uno stile di vita.
La non accettazione del diverso sulla base di un ideale porta al razzismo. La stessa metafora del dio unico, buono, perfetto e giudicante porta una civiltà orientata a una visione unica, ipocritamente buona, alla ricerca della perfezione (ma qual è?) e alla condanna. La cultura tribale, pagana, e il mondo antico greco, hanno sempre riconosciuto diversi dei invece di un dio unico. Per accettare una società multietnica bisogna partire dall’accettazione della diversità tra le persone e all’interno di noi stessi. Riconoscere in noi ciò che è arcaico, magico, imperfetto, istintivo, non accettato, non sempre necessariamente “buono”. Per non proiettare i nostri problemi sui capri espiatori del momento, va riconosciuta e accettata anche la nostra ombra.
Una ricerca di identità storica e personale
Il tatuaggio, tramite la sua natura permanente, va oltre la moda, si configura come la ricerca di un’identità personale al di fuori dei ruoli sociali. C’è in questo il ritrovare la propria singolarità senza assoggettarsi al bisogno di possedere merce particolare per sentirsi tale. Il bisogno di possedere beni di consumo ha sostituito bisogni più magici e spirituali. I tatuaggi erano tipici dei carcerati, quando toglievano loro tutti gli attributi di identità personale. Siamo tutti un po’ carcerati della vita e dei ruoli. La metamorfosi cosciente è necessaria in questa fase storica.
La ricerca di spiritualità, di estasi e di stati alterati di coscienza si è deviata sulla strada delle droghe pesanti e degli psicofarmaci. James Hillman, nel suo “Saggio su Pan” (Editore Adelphi), afferma "Quando la visione dominante che tiene assieme un periodo della cultura si incrina, la coscienza regredisce in contenitori più antichi... Ma guardar indietro rende possibile andare avanti, perché il guardar indietro ravviva la fantasia dell’archetipo del fanciullo, il quale è sia il momento dell’inerme debolezza sia il dischiudersi futuro. Rinascimento (rinascita) sarebbe una parola priva di significato senza l’implicita dissoluzione, la morte stessa da cui quella rinascita proviene."
I tatuaggi e le altre pratiche corporee fanno parte di questa regressione creativa. Sempre Hillman, parlando delle ricerche degli psichiatri e degli archeologi di fine secolo scorso, afferma "La loro ricerca condusse al riconoscimento che l’uomo non era soltanto occidentale, moderno, laico, civilizzato e ragionevole, ma anche primitivo, arcaico, mitico, magico e pazzo. Paradossalmente, essi utilizzarono i metodi più avanzati della ragione per stabilire la realtà dell’irrazionale." L’uomo tecnologico oggi è tutt’ora anche uomo mitologico.
C’è dunque qualche profondo bisogno nella natura dell’uomo che non è stato riconosciuto dalla nostra cultura. Le iniziazioni e i riti di passaggio, che una volta erano in una dimensione sacra e portavano l’individuo a un vero salto esistenziale tra le diverse fasi della vita, ora sono sviliti e imposti dalle istituzioni. Chi può veramente sentire in profondità i valori di una cresima, di una scuola, del servizio militare, del primo impiego, del matrimonio? Chi è consapevole della loro inautenticità desidera ricrearli in altre forme, antagoniste alla cultura dominante e di conseguenza spesso represse.
Chi a proposito dei piercing parla di autolesionismo dimentica ciò che significa lo stress e l’uso, su cui lo stato specula, di tabacco, alcool e farmaci. Il penetrare sé stessi porta a un’attenzione interiore, a una ricerca di consapevolezza e a un rivolgersi al mondo interno dopo secoli di violenta penetrazione del mondo esterno. La consapevolezza ecologica richiede un atteggiamento verso la natura più ricettivo, meno penetrativo, più yin, più di ascolto e meno di azione. Fare il meno possibile, fermarsi, lasciare spazio alla natura affinché si ripopoli di piante, di animali e di dei.
La scienza e le religioni istituzionalizzate si sono spartiti l’essere umano in un patto di non belligeranza. Alla scienza il corpo, alle religioni lo spirito. La riappropriazione del corpo evidenziata in questo libro viene espressa in termini mitici. C’è un implicito rifiuto del rapporto col corpo mediato da ginnastiche aerobiche, diete, portamenti che modellano corpi perfetti privi d’anima. Il rispetto e l’amore del proprio corpo paradossalmente passano attraverso ciò che a un livello superficiale può sembrare una menomazione. La terra è in una situazione d’emergenza. Il contatto rispettoso con la terra può passare attraverso quello col proprio corpo. Non c’è traccia di disastri ecologici e di violenza sulla natura da parte delle culture tribali tradizionali.
Parliamo anche di riappropriazione della spiritualità non mediata da moralismi o dogmi ecclesiastici. La spiritualità che parte dalla sensazione di essere connessi. Connessi con sé stessi, con gli esseri viventi, con la terra e i suoi cicli. Una spiritualità che non necessita di luoghi di culto, non necessita di intermediari, non ha peccati né sensi di colpa.
Ivo Quartiroli
Curatore della collana
