Magical Mystery Book
Visioni esoteriche intorno ai Beatles
di Matteo Guarnaccia
Prezzo: 12,91 EUR
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Capitolo 1
L'arruolamento come agenti divini
Le fiabe parlano di cose permanenti: non di lampadine elettriche, ma di fulmini. Autore o amatore di fiabe è colui che non si fa servo delle cose presenti (J.R.R. Tolkien).
Per tracciare le prime coordinate dell'Opera15, ci affideremo al suggerimento di Giordano Bruno il quale “per contemplare le cose divine” ci consiglia di “aprire gli occhi per mezzo di figure, similitudini, e altre ragioni che i paripatetici comprendono sotto il nome di fantasmi” procedendo alla “speculazione dell'essenza per mezzo dell'essere”. Utilizzeremo quindi un metodo investigativo analogico-figurativo che consiste nel cogliere via via gli aspetti più profondi di similitudo per poter poi raggiungere l'analogum supremum (il tutto ben speziato per insaporire la pietanza).
Vi sono tempi in cui la scorza esteriore della vita sembra esser divenuta più fragile e il mondo degli archetipi è più visibile e più facilmente accessibile che in altri periodi (Olga Froebe).
Correvano gli anni '60... ora ci rendiamo perfettamente conto che a causa dell'uso improprio e dell'abuso che se ne è fatto, esistono delle parole che perdono significato, si logorano, diventano solo dei vuoti simulacri, arrivando a suscitare in chi le ascolta persino un leggero senso di nausea, la comparsa di irritazioni cutanee e di tic nervosi. Una di queste è indubbiamente “Anni '60”. Molti, appena la sentono, portano automaticamente la mano alla propria Luger16. La massiccia opera di inquinamento e di riscrittura della nostra memoria, la subdola disinformazione attuata dai bassi poteri (pesantamente scottati da un'esperienza che ne ha messo in pericolo la credibilità, che ha fatto vacillare le basi stesse su cui questi poggiano) ha ridotto la parola “anni '60” ad una patetica macchietta da avanspettacolo. Un teatrino affollato da stramberie e bizzarrie, una sorta di disdicevole pausa che qualcuno si è preso, peccando di eccessiva leggerezza, prima di tornare a pensare a cose più serie (procacciarsi il nutrimento-accoppiarsi-difendere il territorio). È chiaro che una cosa del genere non deve più ripetersi, ed è per questo motivo che l'intera faccenda è stata cautamente circondata da un impenetrabile cordone sanitario mediatico. La storia degli anni '60 delenda est.
Se nel nostro sistema è perfettamente naturale provar rispetto e comprensione per chi ha compiuto nefandezze perché “eseguiva degli ordini” o perchè lo faceva in nome di un progetto politico, lo stesso pare non possa avvenire per chi ha osato deprogrammarsi e “andare oltre lo specchio”. Criminali e terroristi aderiscono pienamente al programma gestionale dell'esistenza lanciato dal sistema, i fuorilegge visionari no. Come dice Oscar Wilde: Il consorzio umano perdona i criminali ma mai i sognatori. Non esistono parole migliori per spiegare l'acredine nei confronti di quel decennio. A dispetto della possente aspersione di sale sulle rovine degli anni '60 compiuta dalle forze vittoriose dei Biechi Blu durante tutti gli anni '80, stiamo assistendo all'inarrestabile crescita di nuove piante mutanti su quelle lande. Molti iniziano a sospettare che le cose non sono andate esattamente nel modo in cui gliele stanno raccontando gli attuali gestori dell'esercizio.
La lotta degli uomini contro il potere è anche la lotta della memoria contro l'oblìo (Milan Kundera).
Eravamo andati troppo avanti, il futuro ci si è presentato davanti in anticipo sull'orario di arrivo previsto. Una smagliatura temporale in cui per una breve stagione ci è stato concesso di vivere indossando tute spaziali. Quando i Biechi Blu hanno ripreso il controllo della situazione hanno preteso che ci rimettessimo a giocare con le clave. Ma ormai era troppo tardi.
Il periodo contrassegnato da quel nome che produce tanto nervosismo, quello in cui hanno avuto luogo le gesta dei Quattro, è stato particolarmente cruciale nella storia dell'evoluzione della razza umana. Tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60, il Pianeta si trova a dover affrontare una serie impressionante di emergenze. La sua energia è totalmente contratta, non riesce a fluire. Le forme di vita gaiane sono pesantemente minacciate dall'incoscienza e dalla volgarità con cui uno degli inquilini più turbolenti e piantagrane della Terra, l'homo sapiens, sta effettuando i lavori di ristrutturazione e di ampliamento della sua nicchia biologica (per altro già fuori piano regolatore galattico). Se consideriamo il fatto che i pesci sono in attività sul nostro pianeta da 400 milioni di anni ininterrottamente, gli uccelli da 300 milioni di anni e i mammiferi da 100 milioni di anni, il modello “homo sapiens” è ancora in fase pre-adolescenziale. Una specie infantile e pasticciona, la cui scatola cranica ha un design progettato appena 150 mila anni; una scommessa cosmica forse azzardata, anche se all'inizio prometteva bene con tutte le sue prestazioni e con gli optional di cui è stato fornito dalla casa madre.
La paziente e amorevole Gaia17, che pure ne ha viste tante, si è ritrovata in preda alle scorribande del gruppo più attaccabrighe della famiglia homo sapiens, gli Occidentali. Una gang di spietati predoni che esibendo sfrontatamente una lettre de marque (un patentino di corsari) rilasciatagli da una divinità maschile monoteista dal brutto carattere, si comporta come una cellula cancerogena impazzita sul corpo gaiano. L'inesorabile progresso della cultura materialistica, distruttiva e altamente tossica sviluppata dal gruppo è punteggiata da esplosioni nucleari, stoccaggio di armi convenzionali e batteriologiche, inquinamento, insano sfruttamento e devastazione delle risorse naturali, aumento indiscriminato della popolazione, distacco dal ritmo cosmico, violenze inaudite sulle società che non si adeguano al copione. È esattamente a questo punto che i Deva decidono di intervenire. Scatta la controffensiva contro la “solidificazione” materialistica del mondo. Nella Bhagavad Gita, il Canto del Beato18, è scritto che la divinità s'incarna ogni volta “che il male trabocchi e minacci di sommergere la creazione; lo spirito del bene s'incorpora sulla terra per rivelare la virtù più appropriata alle debolezze di quel tempo”.
Viene allertata la Fratellanza Cosmica19 che aveva abbandonato ogni contatto diretto con gli abitanti della Terra in seguito alla nota crisi di Atlantide. Viene approvato un nuovo budget per gli interventi sui pianeti in via di sviluppo. Il già progettato ritiro dal mercato della nostra specie, in seguito alla sua resa fallimentare, viene rinviato a data da destinarsi. Per gli architetti dell'universo sarebbe stato uno smacco di proporzioni ben superiori a quello subito dalla Coca Cola quando provò a cambiare la formula originale (ricordiamo che un altro modello, il dinosauro, venne ritirato dal mercato perché obsoleto, solo dopo 140 milioni di anni dalla messa su strada).
Vengono richiamati in servizio tutti gli agenti dormienti sparsi sul pianeta, una rete di compassionevoli osservatori illuminati che hanno mantenuto nel corso dei secoli ben oliate le manopole della radio cosmica20. Ormai iniziavano a disperare.
Siamo stati abbandonati su questo pianeta governato da fottuti bugiardi dalla capacità cerebrale modesta (William Burroughs).
Da Lhasa ad Amsterdam, da Liverpool a Kathmandu, da San Francisco a Tangeri, i grandi trasparenti i mutanti perfettamente mimetizzati tra noi - svolgono una formidabile opera di intelligence investendo ogni cosa come le acque di un grande fiume sognante in piena. Suggestionati dalla diffusione incontrollata di antichi saperi, operata da una scuola di adepti, il cui obiettivo è quello di riportare sul pianeta bellezza e meraviglia, si sviluppa tra i giovani terrestri un'inarrestabile epidemia visionaria, si moltiplicano gli avvistamenti, gli eventi bizzarri e inspiegabili.
Nei tempi passati la gente assisteva incredula a temporali di sangue, piogge di rane, scontri tra giganti nel cielo, tormente di neve nera, sfere di fuoco. Negli anni '60 le visioni si fanno più morbide: c'è chi afferma di poter udire il suono che fa l'erba quando cresce, chi (a occhi nudi) vede per miglia e miglia, chi aspetta speranzoso l'arrivo di un certo Signor Tamburino, chi si accompagna ad un Coniglio Bianco, chi sale su navi di cristallo, chi fa un giro su un tappeto magico, chi dà la caccia agli arcobaleni, chi sente l'amore nelle dita delle mani e in quelle dei piedi. È tutto un susseguirsi di Allucinazioni, Visioni di Johanna, Giardini dell'Eden, Colori Ansiosi, Esaurimenti Interstellari, Soli di carta, Cerchi Verdi e Pesci Piumati22. Raramente nella sua storia l'uomo si era trovato così a portata di mano un tale distillato di speranze, sogni e saperi.
Lavorando sui corpi sottili, attraverso un uso
sapiente delle immagini e dei suoni, gli inviati
dei Deva stimolano l'empatia negli esseri umani.
Sollecitano il potere, presente nel piano di volo
di ogni homo sapiens, di guardare il mondo con
occhi meravigliati, di accogliere il mondo
lasciando che siano le meraviglie ad entrare in lui
(e non lui con le sue scarpe inzaccherate e i suoi
modi cafoni).
L'indulgenza verso l'assurdo, massicciamente
rielaborato negli anni '60, riapre agli abitanti
della Terra il regno misterioso abitato dai
bambini. I terrestri adulti sono tornati ad essere
accessibili al Fantastico così come lo erano
stati durante la loro infanzia e nei secoli
“oscuri” del medioevo. L'essere umano nella sua
fase infantile possiede una gioiosa buddhità
costellata di straordinari poteri perfettamente
sintonizzati col vibrante battito dell'Universo
(non a caso l'arte alchemica viene definita ludus
puerorum, gioco di fanciulli). Sono poteri
particolarmente minacciosi per la polizia del corpo
e della mente23, l'organizzazione che pretende di
controllare le nostre vite. Come ha ben colto
Andrè Breton, il Papa del surrealismo:
I poteri che presiedono al realismo e all'artificio infantili e militanti per una morale senza costrizioni, cadono in letargo tra i cinque e i dodici anni, ma sono passibili di un recupero sistematico capace di minacciare il mondo severo e inerte in cui ci è prescritto vivere.
John Lennon esprimerà in seguito lo stesso concetto adoperando queste parole:
Se l'arte ha la possibilità di redimere l'uomo, ciò può avvenire liberandolo dalla serietà della vita per restituirlo ad una inaspettata fanciullezza.
Grazie alle preziose istruzioni diffuse dai
rishi (i maestri occulti) si procede alla gloriosa
riabilitazione del gioco dell'infanzia. Vengono
resi tutti gli onori al perduto mezzo di
riconciliazione tra azione e sogno.
Il compito più importante viene affidato agli
artisti, perché da sempre, come insegna
Nietzsche, essi posseggono il potere di risvegliare
l'energia assopita nelle anime degli altri. E tra
gli artisti, è noto che quelli che godono di
una corsia privilegiata verso la psiche degli
uomini sono i musicisti.
I Beatles vengono arruolati sin dalla prima fase
della campagna cosmica degli anni '60 come cortina
fumogena per proteggere e diffondere le operazioni
in corso.
Possono contare su una serie di irsuti Giovanni
Battista (tra cui Ginsberg e Bob Dylan) che
battendo il deserto di sentimenti del dopoguerra
gli hanno preparato la strada, stabilendo preziose
teste di ponte poetico-verbali negli apparati
cognitivi dei giovani terrestri. Cominciano a
scavare nuovi pozzi per dissetare lo spirito,
mentre un'umanità inaridita si ostina, per
abitudine e per pigrizia, a frequentare sorgenti
che non danno più acqua. In seguito i nostri -
e con loro centinaia di migliaia di “risvegliati” -
si troveranno involontariamente legati ad un
sistema di trasmissione di valori, ad un ordine
sociale potenziale ed a tecniche di illuminazione
la cui origine si perde nella notte dei tempi.
Allargano le enclaves visionarie, generosamente
mantenute aperte dagli scout dei movimenti non
ortodossi di tutta la Terra, dalle streghe europee
ai tantrici bengalesi, dai monaci zen giapponesi ai
sufi persiani. Se è vero che altri sono
arrivati molto prima di loro su quei territori,
è anche vero che saranno i Beatles a
provvedere all'allacciamento di acqua e luce, a
renderli abitabili e disponibili ad un numero
maggiore di menti. Danno un nome ad un gioco che
molti stavano già giocando. Parafrasando uno
dei dogmi della fede dei seguaci dei Grateful Dead
(un altro gruppo che ha superato tutte le fasi
della canonizzazione) “non sono i migliori ma sono
gli unici a farlo”, possiamo dire che i Quattro,
“non sono gli unici a farlo, ma sono i
migliori.”
Il loro aspetto fisico e la loro musica diventano il mantra visual-sonoro di base, da cui tutti attingono. La loro attività creativa è in grado di produrre energia pranica in quantità inimmaginabile.
L'opera dei politici-letterati psichedelici è ormai cosa superata; affidiamo con amore e fiducia il nostro lavoro e il nostro pianeta ai giovani e ai loro profeti: The Beatles... (Timothy Leary).
I Beatles hanno messo in atto ciò che Leary aveva solo sognato, trascinando la gioventù lontano dai valori cristiani (dalla predica di un preoccupato pastore fondamentalista americano, 1968).
Si prestano alla missione senza opporre alcuna resistenza. Con la loro dolce irrequietezza, il loro aspetto simpatico e la loro aria sorniona diventano degli intoccabili. Si guadagnano un'onorata rispettabilità che consentirà loro di fare da scudo alla caotica massa di talpe estatico-sciamaniche (arruffate e poco presentabili) che sta lavorando sotto i pilastri traballanti dell'oscura fortezza del pensiero limitato. Riescono in breve tempo ad infiltrarsi nel salotto buono del sistema, si lavorano le figlie dei padroni di casa mentre li tengono occupati a difendere l'onorabilità della famiglia proiettando all'esterno l'immagine astrale dei Rolling Stones (un astuto diversivo da loro stessi studiato a cui hanno affidato la parte dei cattivi soggetti). I Beatles sono l'abbagliante punta dell'iceberg cospirativo, sono il dito ipnotico che indica la luna del cambiamento a chi ha orecchie per intendere e che confonde amabilmente gli ottusi guardiani della rispettabilità. Approfittando della confusione da loro creata, di lì a poco usciranno allo scoperto dalla clandestinità le armate dell'amore e della consapevolezza che segneranno l'avvento della breve Estate dell'Amore.
A differenza di quanto ha fatto con gli spiriti maledetti del secolo decimonono, questa volta il mondo è finalmente disponibile (anche se solo temporaneamente) all'avvento di nuovi profeti. Chissà, forse si è solamente distratto un attimo. Sta di fatto che esso ha inspiegabilmente abbassato le proprie difese. Comunque sia, sarà più benigno con chi tenterà di “innalzare il magico livello dei propri dei”, con chi oserà proporre il problema dell'anima, dell'allargamento della coscienza, la creazione di nuovi valori morali. Coloro che ci avevano tentato il secolo prima, giunti in drammatico anticipo per l'appuntamento con la storia (i Blake, i Rimbaud, i Lautrèmont, gli Strindberg, i Nietzsche, i Dostoevskij), erano stati perseguitati e abbattuti con furia. La perfetta cronotipìa dei profeti degli anni '60 con vasti settori della società avrebbe risparmiato loro l'affronto dei roghi, dei manicomi e delle prigioni (anche se qualcuno in seguito non sfuggirà all'ignominia di doversi esibire sui palcoscenici di Las Vegas).
I Beatles hanno portato alla luce un tipo di arte per cui la gente era ormai pronta. In un certo senso erano in perfetto accordo con i loro tempi. Se fossero comparsi trent'anni prima, la loro musica sarebbe finita nel nulla. L'eroe pubblico è sensibile ai bisogni del suo tempo (Joseph Campbell).
Moltiplicando l'energia timidamente espressa dai surrealisti, centinaia di migliaia di persone compiono simultaneamente un atto inaudito: esprimono un rifiuto splendente a partecipare ad un gioco in cui tutti barano e affermano con intrepido coraggio che “c'è dell'altro!” I partigiani di un mondo decentralizzato, laterale, discontinuo, immediato e intuitivo si sbarazzano in un colpo solo della concezione, tipica del mondo occidentale, lineare, logica, visualizzata e finalizzata.
Come spesso accade nella storia, alla tragedia era seguita la farsa. Ma questa volta il termine farsa è da intendersi non come “impresa sciocca e ridicola” ma come “rappresentazione clamorosa e comica”. È venuto il momento di reagire, utilizzando il delirio e la stravaganza come strumenti per invertire l'ordine malefico imperante. Come Frazer25 nel suo Ramo d'oro dimostra ampiamente presentando i riti magici di mezzo mondo, la soluzione più impiegata per riacquistare il bene e la salute - quando la norma e la scienza appaiono malati e perversi - è quella di far ricorso al pericolo, all'inconscio e all'anormalità.
La parola farsa (dal latino farcire, riempire) che in origine indicava la tela riempita dalla lana del materasso entrò in uso nell'ambiente teatrale con il significato di “intermezzo burlesco tra un atto e un altro di un melodramma”. Mettersi in farsa ha un significato che ben si adatta agli anni '60, ovvero “mettersi in maniche di camicia” e “mettersi con molto impegno a eseguire un compito”.
“Comunque sembra quasi che il compito (del potere) sia quello di sorvegliare la storia affinché da essa non escano eventi ma solo per l'appunto storia (...) Il responso del passato è sempre un responso oracolare: voi lo capirete solo come architetti del futuro, come sapienti del presente.” (Friedrich Nietzsche)
