Magical Mystery Book
Visioni esoteriche intorno ai Beatles
di Matteo Guarnaccia
Prezzo: 12,91 EUR
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Introduzione
Introduzione
Mi rifiuto di basarmi su fatti eccessivamente
solidi. A questo punto spicco il volo, non come un
poeta, non come un ricreatore, un raccontafavole,
un mitologo, ma come un puro spirito. Affermo che
c'era un tempo in cui il mondo intero, partendo da
questo punto ed espandendosi in ogni direzione, era
vivo. Vivo in un modo che nessun uomo oggi
riuscirebbe a immaginare. Affermo che esistevano
dei che vagavano per ogni dove, uomini come noi in
forma e sostanza, ma liberi, elettricamente liberi.
Quando se ne andarono da questa terra portarono con
sé quel segreto che non riusciremo mai a
estorcergli, perlomeno sino a quando anche noi
torneremo a essere liberi (Henry Miller, The
Colossus of Maroussi).
Un altro libro sui Beatles? Sì, un altro libro sui Beatles. Per quanto scontata e banale possa sembrare un'impresa del genere, la voglia di aggirarsi e bighellonare tra le nebbie che circondano uno dei più bizzarri miti contemporanei, è irresistibile. Un moderno mito polinterpretativo che per sua stessa natura si presta a venir continuamente affrontato senza nulla perdere del suo fascino e del suo mistero. La via più facile per accedervi, la più frequentata, è quella spettacolare, quella legata alla loro immagine pubblica, già ampiamente collaudata e comodamente percorribile come un'autostrada a quattro corsie. È un percorso commercialmente renumerativo, punteggiato da aree di servizio gestite da bottegai, agenti di borsa, detentori di diritti e venditori di souvenir. Un percorso rassicurante, attentamente studiato, scrupolosamente sezionato, accuratamente spolpato da folle di revivalisti, fans, collezionisti, necrofili, nostalgici e critici musicali.
Ma esistono altri sentieri per avvicinarsi al mito, meno battuti, un po' sconnessi, un po' scombinati, dai quali è però possibile gettare un'occhiata sul grandioso dramma cosmico interpretato dai quattro ragazzi di Liverpool, malamente celato dietro abnormi insegne pubblicitarie e vivaci cartelli stradali. L'avventura beatlesiana, si sa, ha poco a che fare con una carriera artistica (per quanto straordinaria questa possa essere): ci troviamo di fronte ad uno dei più clamorosi episodi di possessione divina dei tempi moderni. E tanto per mettere subito le cose in chiaro, sarà bene sottolineare che nel corso della possessione, i Quattro non si comportarono sempre da ciechi strumenti, non furono delle semplici forze inerti, ma (quando se ne rendevano conto) anche dei complici gioiosi.
I fati conducono chi vuole, chi non vuole, viene trascinato (Proverbio latino).
Non ha niente a che fare con lo show business. È qualcosa d'altro. È diverso da qualunque cosa uno possa immaginare. Oltre non è possibile andare: lo fai e non rimane altro (John Lennon).
È ormai evidente che i Beatles ad un certo punto della loro carriera sono entrati in contatto con qualcosa di molto potente. Sono stati “chiamati” a incarnare un archetipo.
Sapevamo che presto o tardi qualcosa sarebbe accaduto. Abbiamo sempre avuto davanti a noi una stella cometa (Paul McCartney).
Attorno a loro si sono coagulate, scatenate e sviluppate le oscure trame evolutive di alte potenze che si sono divertite a lanciare abbaglianti avvertimenti agli abitanti del pianeta Terra. Investiti da un compito ineludibile i Beatles, in maniera più o meno conscia, hanno giocato a rimpiattino con l'immaginario terrestre provocando alterazioni cromosomiche permanenti in chi si avvicinava ingenuamente alle loro creazioni musicali. Sono stati dei veri maestri nel contrabbandare alla luce del sole (cfr. La lettera rubata di Edgar Allan Poe) e sotto il naso dei doganieri dello spirito8, le informazioni di cui entravano a mano a mano in possesso, seminando per ogni dove indizi e segnali.
Quelle che a prima vista appaiono come innocue canzoni erano in realtà sofisticatissimi strumenti vibrazionali atti ad amplificare il voltaggio e lo spettro di azione del lato chiaro della forza9. Hanno agito (e sono stati spinti ad agire) nell'ambito della musica pop, la zona più promiscua e di più facili costumi del mondo dei suoni.
In natura esistono bizzarre orchidee che assumono forma e aspetto della femmina di quelle specie di insetti che desiderano attirare, spingendo i maschi ad accoppiarsi con loro. Fanno in modo che questi, dopo aver strofinato i loro tegumenti chitinosi tra i loro succosi pistilli ne diffondano il polline. Ogniqualvolta un anonimo disc jockey trasmette una delle canzoni dei Beatles alla radio o quando qualcuno le canticchia sotto la doccia, si comporta esattamente come uno di quegli insetti raggirati: diventa il portatore (più o meno sano) del messaggio evolutivo contenuto in quelle canzoni.
Io dichiaro che i Beatles sono dei mutanti. Prototipi di agenti evolutivi mandati da Dio con il misterioso potere di creare una nuova specie, una giovane razza di uomini liberi e ridenti... Sono le più sagge, le più sante, le più efficaci divinità che la razza umana abbia mai prodotto (Timothy Leary).
I Beatles possono forse apparire non particolarmente invitanti e piuttosto insignificanti, ma da molto tempo i naturalisti li considerano l'ordine più riuscito di animali terrestri (Dottoressa Joyce Brothers, 1964).
Nel corso della nostra indagine, una delle le tecniche rivelatesi più preziose per scandagliare le casualità volontarie e le coincidenze prederminate che costellano la saga beatlesiana è stata quella del “matteogramma”: una vera e propria “arte esoterica e patafisica”, attraverso la quale è possibile connettersi con una prodigiosa centralina celeste autorizzata a trasmetterci informazioni riservate ed esaltanti (e a volte assolutamente incongruenti, c'era forse un contatto sulla linea?).
Per avvicinarci all'esegesi ci siamo comportati
così come fanno gli archeologi quando devono
ricostruire un'iscrizione incompleta. Inizia-mo con
nomi e cognomi dei quattro, rimescoliamone le
lettere ed ecco apparire il primo inequivocabile
messaggio: can (you) hear karma sending here an
hairycell to turn on (the) joy progr(am)s? (-c).
Ovvero: “Riesci a sentire il Karma che sta mandando
qui una cellula capelluta per scatenare i programmi
della gioia?” (N.B. per questo matteogramma abbiamo
usato le lettere del vero nome di Ringo Starr,
Richard Starkey).
Un altro matteogramma (questa volta col nome Ringo
Starr) ed ecco la folgorante indicazione che ne
segue:
CRO(M)AGNON REJE(CT) HORROR 'N' S(I)N: THEY ARE PLANNING MAGICAL TOURS!
“Oh uomo di Cromagnon10 respingi l'orrore e il peccato: essi stanno pianificando dei viaggi misteriosi!” Si tratta di un preciso avvertimento all'uomo primitivo, poco evoluto, affinché abbandoni la via suicida e indegna che ha intrapreso. “Essi” i Deva stanno programmando dei Viaggi Magici11. Una promessa che verrà mantenuta.
Chissà cosa avevano in mente, lassù nello spazio interstellare, quando decisero di affidare a quattro ragazzotti di Liverpool la missione disperata di far fare un saltino quantico a noi poveri buzzurri e sconsiderati terrestri. Non sapremo mai in base a quale azzardato calcolo vennero scelti proprio loro per affrontare uno dei compiti più impervi ed avventurosi che mai essere umano, eroe o semidio ebbe ad affrontare: trasportare un'intera generazione sui territori dell'Amore. È commovente la cura con cui i Deva12 si impegnarono a modellarne l'aspetto e con quale grazia bisbigliarono divine nenie nelle loro orecchie mentre giacevano rintronati in sordidi locali di Amburgo. Nenie che si fecero lentamente ma inesorabilmente strada verso i loro cuori come cucchiaiate di miele in caduta libera, provocando una catena tellurico vibrazionale che avrebbe ridisegnato l'intima struttura molecolare dei Quattro.
Misteriose sono le vie del divino e non sempre comprensibili a noi umani. Come nelle fiabe, non nelle splendide regge, ma in umili capanne (i grigi sobborghi di una città inglese) si nasconde il prescelto. I Beatles vennero sottoposti ad un lavoro di iniziazione duro e faticoso che li espose alla derisione, all'odio e all'invidia di chi non voleva abbandonare i vecchi sentieri dell'egoismo. Eseguirono brillantemente il compito che gli era stato assegnato, sbaragliarono le formidabili truppe dei Biechi Blu13, ci fecero salire su una barca e ci traghettarono attraverso il fiume. Sopra di noi cieli di marmellata, intorno alberi di mandarino, campi di Fragole per Sempre, pinguini elementari che cantavano Hare Krishna, Trichechi che ci guardavano attraverso Cipolle di Vetro. E (accipicchia!) quella ragazza dagli occhi di caleidoscopio che ci salutava per poi volare in cielo coi diamanti. Venimmo fatti accomodare su cavalli a dondolo e mentre mangiavamo torte di caramello, una banda in uniforme di seta lucida iniziò a suonare per noi. Bastava scostare gli alti fiori di cellophane che troneggiavano sopra le nostre teste per avere una perfetta visione di tutte le quattromila buche del Lancashire, eravamo qui, là, ovunque: eravamo liberi cittadini di Pepperlandia, il regno che i quattro predestinati avevano conquistato per noi.14
Poi stremati e fulminati dall'eccessiva energia, i Beatles chiesero e ottennero un time-out dalle divinità, si divisero e ripresero le loro vite di ragazzotti di Liverpool. Fecero di tutto per dimenticare l'avventura di cui erano stati protagonisti, per rifarsi un'identità più terrena. Come comuni mortali si accapigliarono tra di loro, affidandosi ad avvocati e commercialisti. Come in un matrimonio in crisi, si rinfacciarono torti e tradimenti, litigarono per chi doveva tenersi il tostapane e i figli (le canzoni). Rifiutarono sdegnosamente (e anche un po' scocciati) ogni illazione e ogni chiacchiera sul loro passato di agenti segreti stellari e tornarono a occuparsi di cose mondane, in maniera più o meno dignitosa (a degli ex-Beatles si perdona di tutto). Ma per chi li aveva visti all'opera niente sarebbe stato più lo stesso. Ormai ci avevano insegnato ad ascoltare il colore dei nostri sogni.
