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Magical Mystery Book

Visioni esoteriche intorno ai Beatles

di Matteo Guarnaccia

Prezzo: 12,91 EUR

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Prefazione

Prefazione


Devo confessarlo, nel corso di quell'accesa guerra simbolica tribale, in cui la violenza primigenia veniva sublimata attraverso urla rituali di appartenenza (yeah, yeah, yeah!!!), quella per intenderci tra guelfi-Beatles e ghibellini-Rolling Stones, che svariati decenni fa segnò ridicolmente gli appassionati di musica pop, mi ero stoltamente schierato dalla parte dei secondi. Mi ero lasciato abbindolare come un gonzo dal loro look da brutti sporchi e cattivi. Gli Stones avevano quell'inconfondibile aria impudente, tipica dei soggetti socialmente devianti, assolutamente irresistibile per un adolescente che non poteva avere “soddisfazione”. Durante la mia temporanea anarchia ormonale, evidenziata da un'esuberanza tricologica e dallo scorrere impetuoso di esplosivi cocktail ghiandolari nel sistema endocrino, tutto sommato, i Beatles mi sembravano troppo “per bene”, troppo “a posto” per poter degnamente rappresentare la mia insana voglia di sbarazzarmi dello tzar e dei suoi ministri (mentre Anastasia urlava invano)1. E poi era del tutto naturale, sentendo crescere in maniera incontrollata il livello di testosterone presente nei circuiti interni (con conseguente allarmante intasamento fol-licolare), tendere verso chi voleva “passare la notte insieme” alla propria ragazza (come gli Stones) piuttosto che verso chi si accontentava di stringerle la mano (come i Beatles).2

Quando però, in una di quelle mattine di sole particolarmente ben riuscita al Creatore, me li vidi sbucare fuori improvvisamente sfoggiando con celestiale sfrontatezza le scintillanti uniformi della Banda del Club dei Cuori Solitari, le mie certezze svanirono. L'apparizione mi lasciò sconcertato e stregato. Accidenti, quei tipi facevano decisamente sul serio! La mia ammirazione crebbe quando di lì a poco sorpresi gli Stones scimmiottarli maldestramente indossando caftani e annusando fiori. Quei ragazzacci sgarbati che sino ad un momento prima sputavano veleno e rabbia, così conciati, oltre che estremamente improbabili, erano francamente ridicoli. L'unico che reggeva, l'unico che non sembrava vestito da carnevale, a suo agio tra velluti e pennacchi, era naturalmente il piccolo principe Brian Jones (che occupava un posto speciale nel mio privato altarino dei Lari3 di famiglia). Gli Stones mi apparvero per quello che realmente erano, dei patetici impiegati che timbravano il cartellino al ministero delle trasgressioni in attesa di promozione ai piani superiori (e quando si liberarono malignamente del sublime Brian Jones, turbati dalla sua prorompente creatività, la mia condanna nei loro confronti fu definitiva e senza appello). D'altronde trasgredire è la cosa più facile del mondo, basta andare contro qualcosa. Tagliare un albero costa meno fatica di piantarne uno e prestargli cura per farlo crescere. La vera difficoltà risiede nell'“iniziare”, non è da tutti possedere la capacità e il dono di fondare una nuova regola. I Beatles si sono guadagnati sul campo il titolo di eroi perché hanno avuto la funzione mitologica di iniziatori. Con loro la creazione cessava di essere un atto di arroganza, di sfida o di vanità, e diventava gioco.

Per capire chi fossero realmente i più pericolosi, era sufficiente prestare attenzione alle indicazioni dei tiranni di mezzo mondo che dalla Cuba castrista al Sudafrica segregato, passando per la Bible Belt4 statunitense, avevano bandito le canzoni dei Beatles per preservare l'istinto gregario dei propri sudditi dalle nefaste influenze corruttrici e decadenti dei Quattro. E quando dico bandita significa che era illegale possedere e ascoltare la loro musica. Fondamentalisti cristiani e socialfascisti si erano uniti nella lotta per preservare la “stabilità mentale ed emotiva dei propri bambini minacciata da quattro beatnicks frangettati capaci di distruggere nazioni”. Gli Stones erano fuori gioco, i Beatles rappresentavano la vera minaccia per quell'autorità dalle cui grinfie volevamo sgattaiolare.
Se i Beatles si mettono a pregare le divinità indù, a invitare gli spiriti e i demoni ad entrare nei loro corpi, incoraggiando la gioventù a fare lo stesso, dove andremo a finire? (Bob Larson, pastore protestante nonché autore di Hippies, hindus and rock & roll, 1969).

Col passare degli anni risulta sempre più evidente il ruolo svolto dai Fantastici Quattro nell'opera di deprogrammazione antiautoritaria e anticonsumista della gioventù terrestre. Una miscela irripetibile di doti artistiche, curiosità, humor, tensioni esistenziali, amore per la ricerca e la sperimentazione, shakerata dalle alte potenze ha prodotto una forza devastante.

Magia contro stregoneria. La magia di entrare nel mondo per farne parte contro la stregoneria che vuole solo soggiogarlo. Proclamare apertamente, come hanno osato fare i Beatles, la santità dei sentimenti più nobili della specie umana, dolcezza e amore, è stato un atto ben più coraggioso e sconvolgente delle mille insolenze di qualsia-si gruppo trasgressivo da qui all'eternità (per quanti anelli infilati nelle parti pendule possa esibire, per quanto sessualmente deviato questo possa essere). Oggi come allora la password per il cambiamento è “Amore” (prendete nota). Lo stato d'amore è l'unico vero miracolo che può intervenire nella nostra vita, tutto il resto ne è una conseguenza. Le paraphernalia a base di psicopatologie seriali, ipertrofie muscolari, sanguinolente implosioni sadomaso e implantologia cyborghiana esibite da chi oggi si accapiglia per conquistare i suoi quindici minuti di notorietà, rappresentano solo una maniera di riciclare gli avanzi del solito menù giornaliero offertoci dai tristi servitori del lato oscuro5. Una dieta attentamente studiata per tenere l'umanità a basso regime pranico e per nasconderle il cielo.

Ci sono due modi per non soffrire nell'inferno. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio (Italo Calvino, Le città invisibili).

Scrivere questo libro è stato un modo per sdebitarmi, almeno in parte, della mirabolante grazia psichica-visionaria gentilmente conces-sami dai Quattro in quel glorioso giorno di sole del giugno 1967, quando il velo di maya si sollevò il tempo sufficiente per rivelarmi che “c'è dell'altro” (e tutto attraverso una primitiva fonovaligia mono!). È un voto a cui dovevo assolutamente tener fede e la cui realizzazione ha immesso il mio apparato neuro-muscolare in una corrente vibratoria altamente positiva. Devo esprimere un particolare ringraziamento al maestro Raffaele Serra, complice fondamentale nell'operazione, con cui ho intessuto un vivace ed esilarante ping pong psicofluido su diverse bande vibrazio-nali di trasmissione, e con il quale mi sono incamminato di buon mattino sul difficile sentiero interpretativo, sconnesso ma capace di offrire vedute mozzafiato.

Grazie a Luciano Pradella, audace ascoltatore dei bisbigli di Madre Natura per le preziose informazioni sommergibilistiche, di cui come vedrà ho fatto buon uso.
Un pensiero affettuoso a Derek Taylor (RIP) che con la sua bella energia tanto ha fatto per la diffusione della fiaba beatlesiana.

Grazie a Toshan Ivo Quartiroli che ha avuto la gentilezza e il coraggio di credere nel progetto. E naturalmente un grazie stereofonico alla mia shakti Kavya Tiziana e a mio figlio Maia per la solida e amorevole rete vibrazionale simbio-tica che mi ha permesso di avventurarmi su per il Khyber Pass6 neuronale.

A tutti gli altri, ci vediamo al gazebo alle sei meno dieci quando la Banda inizierà a suonare7. Speriamo che lo show sia di vostro gradimento...




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