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Il risveglio della mente globale

dalla società dell'informazione all'era della coscienza

di Peter Russel

Prezzo: 16,53 EUR

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Prefazione

Prefazione

Quando il libro di Peter Russell The Global Brain fu pubblicato per la prima volta nel 1982, risultò in grande anticipo rispetto ai tempi. L’impatto più forte lo ebbe su quanti erano interessati al futuro: uomini d’affari, critici sociali, e tutte le persone insaziabilmente curiose del futuro.

Nel frattempo, la nozione di un cervello globale è divenuta un dato di fatto, almeno per quanto concerne la rete di comunicazioni mondiale. Eventi come il Live Aid Concert e un’intensa cooperazione internazionale, come nel soccorso alle balene nello Stretto di Bering, hanno messo in rilievo la potenza della rete di comunicazioni e la connessione tra tutti i popoli.

Ma noi siamo un po’ più lenti nel riconoscere fino a che punto siamo collegati spiritualmente e psicologicamente. Molti dei clienti aziendali che si rivolgono a Peter Russell come consulente o insegnante spesso non sono a conoscenza dei suoi primi lavori: Verso Stati più Elevati di Coscienza, Tecnica della Meditazione Trascendentale, The Brain Book, e una traduzione delle Upanishad. Russell arrivò alla visione di una mente mondiale emergente dopo anni di riflessioni e intuizioni personali.

Incontrai l’autore nel 1978, poco dopo aver iniziato a pubblicare il Brain-Mind Bulletin, un notiziario di Los Angeles dedicato alla ricerca d’avanguardia. Durante una visita a Londra mi incontrai con molti abbonati. Il mio appuntamento con Peter in un caffè all’aperto fu l’inizio di una lunga amicizia immensamente istruttiva e piacevole.

La sua caratteristica che valuto di più è il modo in cui il suo lavoro cambia regolarmente rotta per rifletterne le nuove intuizioni e comprensioni. Non si ripete, non ha provato a tessere, per quanto buona, una singola idea in un concetto, al punto da costruirvi sopra un’intera carriera. Egli piuttosto osserva, riflette e registra le proprie reazioni in modo diretto ed efficace.

Esiste un cervello globale?

La ricerca degli ultimi anni suggerisce che gli esseri umani siano capaci di comunicazione sottile. Ad esempio, quando in Messico degli sperimentatori chiesero a due persone, sedute in silenzio in un abitacolo piombato, di sintonizzarsi, i disegni delle loro onde cerebrali entrarono improvvisamente in sincronia. Donne amiche che vivono nella stessa camerata tendono ad avere ritmi mestruali sincronizzati. Gli uomini sviluppano temperature cicliche che coincidono con i cicli di ovulazione delle donne con cui vivono. Legami fra bambini e madri, misteriosi metodi di comunicazione fra animali e insetti e singoli eventi che appaiono in relazione - sono tutte prove che qualcosa congiunge tutto ciò che è vivo. A giudicare dalle indagini, la maggior parte delle persone ha avuto esperienze di comunicazioni a distanza inspiegabili. Senza dubbio, tali legami sembrano misteriosi soltanto perché abbiamo una comprensione troppo primitiva delle complesse energie della natura. Nei primi stadi della nostra fisica, ci aspettavamo di identificare blocchi di costruzione di materia concreti, ma la materia spariva in particelle subatomiche elusive che si comportano più come pensieri che come cose. Nelle nostre ipotesi mediche immaginavamo confini ben definiti fra il mondo fisico tangibile e il regno invisibile del pensiero. Ora il nuovo campo scientifico di psiconeuroimmunologia sta identificando meccanismi secondo i quali le nostre emozioni influiscono direttamente sulla nostra salute.

Allo stesso tempo “l’Ipotesi Gaia”, sta attirando sempre maggiore interesse sia scientifico che popolare. L’idea introdotta da Lovelock che la Terra sia un essere vivente con potenziale di autoguarigione e automantenimento appare sempre più plausibile. Ma ora Lovelock sostiene anche che l’umanità potrebbe intaccare l’equilibrio così seriamente, che la Terra non sarebbe più in grado di riprendersi, per lo meno non in tempo per il mantenimento del nostro benessere. In altre parole, il nostro pianeta potrebbe sopravvivere ai nostri errori, ma la nostra specie potrebbe perire.

Quale differenza comporta per noi essere cellule di un cervello globale piuttosto che abitanti isolati di un pianeta? Per prima cosa, la sottile linea di demarcazione fra “individuale” e “sociale” diviene più una convenzione che una realtà.

Peter Russell sottolinea il bisogno urgente di assicurarsi che il nostro cervello globale sia equilibrato e non folle. Ognuno di noi “neuroni” può fare qualche passo verso un equilibrio mentale collettivo. Possiamo, ad esempio, impegnarci a preservare le risorse fisiche nelle nostre singole vite. Possiamo scoprire nuovi metodi di rinnovamento personale. Possiamo provare a eleggere e sostenere leader che sembrino rispettare l’interdipendenza di tutti i popoli. Possiamo essere quei leader.

Possiamo perfino andare al di là della semplice sopravvivenza. Possiamo approfondire il senso di ciò che significhiamo usando l’immaginazione. Possiamo vedere noi stessi come parte di un insieme più grande, un’umanità emergente nella primavera di una nuova consapevolezza.

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